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Tutto sui pesci
L’aquila di mare (Aetobatus narinari), deve il suo nome alle lunghe ed ampie pinne pettorali, che dal centro del corpo, si espandono verso l’esterno terminando a punta. Il risultato motorio che producono è proprio quello di un volo e osservandola si nota un particolare planare nell’acqua. Il suo disco (la superficie circoscritta dalle pinne pettorali) misura 1 metro di lunghezza, mentre la sua apertura “alare” raggiunge uno straordinario metro e mezzo!
Concentrata nelle acque orientali dell’Atlantico e nel Mediterraneo, in realtà può vivere un po’ ovunque, purchè in acque temperate e tropicali. Eppure, talvolta, si è spinta anche nei freddi mari del Nord. Spesso si concentra presso le foci dei fiumi, dove reperisce il cibo e dove si è adattata, con buoni risultati, alle variazioni di salinità, fatali ad altri pesci. Si spinge, però, anche al largo delle coste dove comunque, non supera i 60 metri di profondità.
La parte dorsale ha uno sfondo dal verde scuro al rosato, su cui spiccano minuscoli anelli chiari che producono, all’occorrenza, un effetto mimetico. Le pinne pelviche, situate dietro l’immenso lenzuolo turchese delle sue pinne, sono ridotte a un lobo, dal quale ha inizio una lunga coda. A poca distanza dal lobo pelvico si dirama, sulla coda, un aculeo. Ma la vera peculiarità di questo animale è la sua testa, sporgente e ben distinta dal resto del corpo, che termina con la curiosa forma di un becco d’oca. Gli occhi e gli spiracoli sono situati ai lati di essa e non in posizione dorsale, come in molte alte razze. Guardandola dal basso, ecco la zona ventrale che è bianca e caratterizzata, in corrispondenza della testa, da due narici. Dietro di esse si apre una bocca munita di denti piastriformi, che servono a triturare i duri gusci delle prede di cui si nutre, ossia le conchiglie dei molluschi e la corazza dei crostacei, come granchi e gamberi. Dietro la bocca, a loro volta, ci sono le branchie. Come posiamo notare, nelle razze le branchie non sono più visibili ai lati del corpo come per gli squali, ma scompaiono dalla parte opposta, ossia sotto il capo. In fondo al ventre ha sede l’apparato riproduttivo delle aquile di mare; un buco chiamato cloaca , costituisce l’organo sessuale femminile. La pinna anale maschile è scomparsa. Al suo posto, il maschio di aquila di mare ha delle estensioni chiamate pterigòpodi, per mezzo delle quali si riproduce. Presenti sin dalla nascita, gli pterigòpodi aumentano di volume durante l’adolescenza, per poi indurirsi con l’età matura, grazie alla crescita interna di un osso cartilagineo. La pelle, inoltre, assomiglia a quella degli squali, poiché costituita da piccoli dentelli spinosi.
Animale d’indole diffidente, nei pochi casi in cui è stato avvicinato e accarezzato, è entrato in uno stato di trance. Può sembrare solitario, eppure non è raro che si raduni in banchi da centinaia a migliaia d’individui.
La sua conformazione fisica gli consente una vita idonea sui fondali, dove va a caccia. Quando vi atterra, smuove la sabbia con movimenti rapidi e ripetuti delle pinne pettorali, convogliando all’interno della bocca molluschi, conchiglie, mitili e cozze nascoste. La loro presenza, talvolta, non da pace ai coltivatori di cozze, che devono perciò, proteggere gli allevamenti con reti divisorie. L’aquila di mare si nutre anche di pesci. Il suo movimento disteso nel nuoto, nasconde, tuttavia, una grande capacità reattiva . L’aquila di mare, come le altre razze, è dotata di grandi riflessi e di rapida reattività. Usa le sue ampie pinne pettorali come molle per sollevarsi da terra con slanci immediati. Con la stessa velocità, ruota in acqua il suo corpo a 90° e schizza via seminando squali martello e squali tigre, suoi predatori. Con balzi improvvisi compie evoluzioni fuori dall’acqua, spaventando i bagnanti che la scambiano per uno squalo volpe. Va invece d’accordo con gli organismi pulitori, che accoglie volentieri in un rapporto simbiotico, ricevendo in cambio l’eliminazione dei parassiti. Si lascia pacificamente avvicinare anche da quei pesci che si nutrono dei suoi avanzi di cibo.
La riproduzione è un rituale abbastanza complesso. Durante il corteggiamento, il maschio avvicina il muso alla cloaca della femmina per percepire i suoi impulsi. L’accoppiamento finale è violento, spesso caratterizzato da frenetici spostamenti e morsi. Avviene mediante unione ventre-ventre, oppure dorso-ventre con gli pterigòpodi ripiegati all’interno. La femmina può accoppiarsi anche con altri maschi nella stessa ora e partorire, da qui un anno, fino a quattro piccoli. L’aquila di mare, come molte altre razze, ha una gestazione di tipo viviparo, ossia il piccolo cresce nel suo grembo proprio come accade nei mammiferi. Manca, però, la placenta. Le madri devono stare attente al momento del parto a non graffiarsi alla pelle spinosa dei piccoli e devono cercare di eludere l’attenzione degli squali, che si mettono a inseguire le partorienti per catturare i loro piccoli.