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I trucchi per capire se il pesce fresco

IL pescatore avverte: ",Se la pasta è frolla è meglio lasciar stare. . . "
A parte quelli di misura tutta uguale, evidente segnale che si tratta di pesci d'allevamento, come riconoscere il pescato di mare? E poi, da dove verranno mai tutti questi gamberoni, scampi, rombi, mazzancolle che ogni risotrante propone? Meglio verificare.
Occhi, branchie, squame e pelle: secondo gli esperti del settore, da questi quattro elementi è possibile capire se stiamo acquistando pesce fresco di giornata oppure se andiamo incontro ad una bella fregatura. Ecco la "guida"
pescatore di Terracina : "I:occhio che deve essere brillante, vispo e sveglio; se invece è livido ed infossato, allora convine lasciar perdere e cercare di meglio
Anche le branchie rivelano la `gio
vinezza' di un pesce: se sono rosse allora è buon seno, ma se sono bianche c'è qualcosa che non va. Come l'occhio, anche le squame di un pesce fresco devono essere lucide e non opache: in questo secondo caso rimarremmo delusi dell'acquisto fatto. Infide la carne, c qui facciamo parlare direttamente uno degli esperti: "La carne di un pesce spiega Gaetano dev'essere come quella di una donna giovane: tenera e soda. Se lo tocchi con un dito e senti che la carne è frolla, allora lascia stare".


I pesci sentono gli odori ?


Fra i sensi più sviluppati dei pesci vi è proprio l’olfatto, che viene utilizzato soprattutto per la ricerca del cibo. Le anguille, particolarmente sensibili, ne percepiscono l’odore da una cinquantina di metri di distanza. Alcuni studi hanno dimostrato che sono capaci di distinguere 3 milligrammi di un particolare alcol disciolti in un miliardo di tonnellate di acqua (poco meno del lago d’Orta). L’olfatto è coinvolto anche nei processi riproduttivi: le femmine di molte specie rilasciano in acqua particolari sostanze, i feromoni, che servono come richiamo sessuale per i maschi. Alcuni odori, provenienti dai predatori o dalla pelle di pesci feriti, suscitano invece risposte di allarme, che inducono i pesci nelle vicinanze a fuggire. L’olfatto aiuta inoltre i salmoni a seguire la giusta rotta durante le migrazioni: dall’oceano risalgono i fiumi per arrivare a riprodursi nelle stesse zone in cui sono nati, riconoscendo “la strada di casa” grazie a una memoria olfattiva che consente loro di distinguere le caratteristiche chimico-fisiche delle acque in cui sono nati.

I pesci dormono ?

Si crede che i pesci non dormano perché non possono chiudere gli occhi. In realtà è come pensare che l’uomo non possa riposare perché, a meno che non utilizzi batuffoli d’ovatta, non può tapparsi le orecchie. Il sonno del pesce in pratica non viene disturbato se la luce colpisce la retina oculare. Molti pesci fanno brevi sonnellini durante il giorno o la notte, e il periodo di riposo si riconosce perché si fermano. Alcune specie prima di dormire hanno una frenetica attività di preparazione. I labridi, o tordi, si nascondono nella sabbia, mentre lo scaro, o pesce pappagallo, si avviluppa in un bozzolo di muco.


pesci che danno la scossa ?

Ce ne sono parecchi. Uno, la torpedine, vive nel Mediterraneo ed è lungo circa 45 cm. Per stordire i pesci di cui si nutre produce una scossa utilizzando due organi elettrici situati ai lati del capo. Il loro funzionamento è paragonabile a quello di una vera e propria batteria elettrica: il polo negativo è rivolto verso il ventre dell’animale, quello positivo verso il dorso, e le scariche sono dirette dal ventre al dorso. La produzione di elettricità è sotto il controllo del sistema nervoso: da qui partono fasci di nervi che mandano le loro terminazioni agli organi elettrici. Gli organi però si esauriscono velocemente e hanno bisogno di un periodo di riposo per potersi ricaricare. La scossa può essere avvertita anche dall’uomo, ma non è pericolosa: ha voltaggio fino a 50-60 volt, ben poco se paragonata ai 220 volt della corrente domestica. Molti altri pesci, come il gimnoto, o anguilla elettrica, utilizzano la corrente elettrica per percepire la preda o stordirla.







Attenti a quei tre


Il pesce ragno è velenosissimo, ed è frequente trovarlo nei fondali sabbiosi. La sua puntura provoca un dolore violentissimo e localizzato. Nel caso sfortunato che si venisse a contatto con uno di questi esseri, bisogna fare uscire il prima possibile il veleno iniettato, disinfettare, e applicare sulla parte colpita una crema antistaminica.
I ricci di mare, non sono da meno, anche se a confronto innocui perché non velenosi, ma comunque dannosi e dolorosi. Nel pungere lasciano i loro aculei, che bisogna cercare di estrarre con una pinzetta, facendo estremamente attenzione per non spezzarli e rischiare così che rimangano nella parte colpita. Se punti nel piede, evitare di camminare per non contrarre infezioni.
Infine le meduse, possono provocare reazioni meno violente, ma sempre localizzate. Per le sue punture sono state provate davvero numerose soluzioni, dall’ammoniaca al bicarbonato di sodio fino ai rimedi naturali quali il succo di limone e quello di fichi, senza però portare alcun risultato concreto. Attualmente non esistono controindicazioni all’uso dell’ammoniaca. Nei casi più superficiali per trovare giovamento è possibile applicare, sulla parte interessata, della sabbia calda, seguita dalla detersione con acqua a temperatura ambiente e dall’applicazione di garze imbevute di aceto al 50% e di acqua per il restante 50%. Questo trattamento dovrà essere seguito per diversi giorni con il sussidio anche di creme a base di cortisone e antistaminici. Diversamente, se la puntura è più grave il trattamento dovrà essere diverso e seguito senza dubbio dal proprio medico.


Attenti ai ricci


I Ricci di mare, che appartengono alla classe degli Echinoidi, hanno come caratteristica il loro apparato difensivo composto da aculei velenosi che ricoprono tutto il corpo. Queste spine, che sono utili all’animale per difendersi, vengono utilizzate anche come appoggio e i ricercatori hanno scoperto che se spezzate sono in grado di rigenerarsi.



Attenti al…tappeto


Tra i tanti tipi di squali che vivono nei mari di tutto il mondo c’è ne uno particolarmente curioso che per il fatto di vivere a contatto con il fondo marino, a circa 5-30 metri di profondità, viene chiamato squalo tappeto o squalo wobbegong. Il corpo appiattito e maculato si appoggia sul fondo marino facendolo appunto somigliare ad un tappetino dal quale però è meglio stare alla larga. Le protuberanze che ha sul muso, simili ad alghe, attirano le sfortunate prede che sono soprattutto molluschi, crostacei e piccoli pesci.


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