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PICCOLO DIZIONARIO DEI TERMINI DI PESCA E DEL MARE
Ancoretta: amo doppio o triplo.
Plancton: Non è raro, anche fra "color che sanno" il rintracciare qualche bischero che pronuncia quest'armoniosa espressione greca con fonetica anglosassone imponendo a labbra lingua e gorgozzule acrobatici contorcimenti spesso desinenti in improbabili e gorgoglianti miagolii.
Plancton (o Planckton) descrive mirabilmente l'insieme dei piccoli organismi animali e vegetali che vengano senza moto proprio nelle grandi nasse d'acqua, attratti o respinti dalla luce e che paiono costituire l'anima invisibile del Mare.
L'espressione proviene dal neutro dell'aggettivo greco "planctos" che significa appunto "errante", "vagante" derivato dal verbo "plazo" (io vago). Si deve l'ingresso di questa bella espressione nel linguaggio scientifico allo zoologo Hensen che la propose nel 1887.
Ardiglione: piccola sporgenza sotto la punta dell'amo che serve a garantire una presa migliore nella bocca del pesce.
Artificiale: esca non naturale (ad esempio imitazioni di insetti o pesciolini; oppure il cucchiaino).
Barbara: canna fissa con filo interno e piccolo mulinello a bobina rotante.
Platessa: Con la valorizzazione sulle nostre mense del pesce di origine oceanica il termine "platessa" destinato ad una piccola serie di pleuronettidi nord europei, ha in questi ultimi anni riscosso una notevole fortuna presso di noi. La platessa è in realtà una "passera di mare" che come tale non è rara in alto Adriatico e che può essere considerata una via di mezzo fra la vera e propria sogliola ed il rombo.
Platessa deriva dalla tarda espressione latina "platissa" che ha sicuramente qualcosa a che fare col greco "platys" (largo).
Troviamo nel dialetto tarentino, per descrivere il rombetto di sabbia (quello con gli occhi strabici!) un'espressioone assai circoscritta "praizza" che quasi con certezza può essere la parola moderna che più si avvicina a "platessa".
Polpo: Si tratta di una parola che compare nel lessico italiano intorno al 1300 in testi certamente non zoologici. II termine latino "pulpus" presente in Plinio anticipa notevolmente il nostro "polpo" e pare che debba essere considerato come espressione popolare legata al greco "polypos". Si può anche ipotizzare che "polpo" derivi un po' da "polypos" (molti piedi) ed un po' da "polpa" intesa come carne senza osso. Nel Meridione, più vincolato del resto d'Italia all'antica lezione della Magna Grecia, il termine "polipo" (non correttamente essendo nella nomenclatura zoologica destinato ad altre specie) prevale ampiamente su "polpo" che comunque a nostro miserrimo parere resta l'espressione più adatta a definire Octopus vulgaris Cuv. Per un processo grammatico noto come "dissimilazione" il nostro Polpo diviene Felpo in veneziano e Foulp in antico francese.
Bigattino o cagnotto: larva di mosca carnaria. é l'esca piu' utilizzata nelle acque dolci. Non e' permessa ovunque. é sempre vietata nelle acque da trota.
Bodied: corpulento galleggiante per la pesca all'inglese.
Bollata: termine con il quale si indica il cerchio sull'acqua prodotto dal pesce che mangia gli insetti in superficie.
Bolognese: canna ad anelli utilizzata soprattutto per la pesca con il galleggiante.
Bombarda: speciale galleggiante piombato utilizzato soprattutto nella pesca a striscio in laghetto.
Buca: tratto di fiume dove il letto si allarga, la corrente si attenua e la profondita' aumenta.
Buldo o bulbo: speciale galleggiante trasparente zavorrato riempiendolo d'acqua che si utilizza per la pesca a striscio in superficie e per quella con la moschera.
Caimano: grossa larva molto dura utilizzata come esca per la pesca alla trota, soprattutto in laghetto.
Camola del miele: della farina, del granturco, del larice: larve di diversi insetti utilizzate come esca.
Pazanza: Tipo di imbarcazione cheessendo impiegata nella pesca a strascico viene generalmente incolpata di tutti i crimini dalla concussione, al ratto afinedilibidine. Per "paranza" nel gergo della camorra si intende anche un gruppetto di birichini intesi a qualche intrapresa non proprio edificante. Nel caso nostro la "paranza" indica l'insieme di due tartane che trascinano un'unica rete. Si tratta quindi di una tecnica che dà nome ad un mezzo (vedi anche Lampara). "Paranza" in alcuni dialetti meridionali significa coppia e questo illustrava appunto le due tartane predette. Se vogliamo essere ancora di più cavillosi possiamo aggiungere che la definizione della barca deriva dall'espressione "pescare in paranza".
Camola: imitazione artificiale di insetto allo stadio larvale.
Camolera: tecnica di pesca che consiste nel far radere il fondo ad una fila di diverse esche artificiali denominate camole. Questa tecnica, molto diffusa in passato, e' oggi vietata nell'Ossola per salvaguardare i temoli facilmente catturabili con la camolera.
Canna fissa: canna da pesca senza mulinello.
Caster: crisalide del bigattino.
Chalk stream: termine usato dai pescatori a mosca per indicare un coro d'acqua con acque piatte, normalmente sorgive e vegetazione sommersa.
Coda di topo: particolare lenza per la pesca con la mosca artificiale.
Pastinaga: Nome di origine dotta che illustra quelle tra o quattro razze nere o grandi che con l'aculeo posto a "mezza coda" sono capaci di convertire il più indiavolito dei pescatori
alla vita contemplativa.
II termine deriva dal latino "pastinaca" di origine essenzialmente agricola potendo con esso intendersi sia la carota sia la radice di una pianta spontanea nota appunto come "pastinaca". Iltermine attraverso il sostantivo "pastina" (una specie di zappa) è in qualche modo legato al lavoro di chi coltiva la terra.
Dalla carota alla razza si arriva con qualche acrobazia e questo ci è più chiaro se si pensa alla somiglianza esistente fra la coda della razza e la carota stessa. A parte ovviamente lunghezza e colore.
Passera: ln dato dizionario dA questa `` pàrqla una spiegazione sibillina: "uccelfinofemmina" equestoci basti per non addentrarci in un ginepraio irto di doppi sensi e di metafore imbarazzanti nel quale i più maliziosi dei nostri lettori ci vedrebbero volentieri invischiati Gli Autori latini (Plinio, CoLinella et alii) per nostra fortuna ci riferiscono che (passer) può descrivere un pesce piatto é questo ci salga da eventuali im2!plicazid~ni idi altre etiplogie più recenti e difficili. Ci dà almeno completa contezza di come nell'alto Adriatico esiste un pleuronettide di stretta parentela colla sogliola che è conrisciuto..".urbi et orbi" come "Passera di mare". A tanto .volevamo giungere e per tutto il resto, Direttore e Redattore Capo compresi, "Nonni soit qui malypense":
Correntina: stretta lama a superficie increspata con buona corrente e, solitamente, profondita' modesta.
Cucchiaino ondulante: artificiale metallico adescante grazie al suo movimento ondulatorio.
Cucchiaino rotante: artificiale metallico adescante grazie ad una paletta che gira attorno all'asse del cucchiaino.
Falcetto o grub: particolare verme artificiale di gomma vinilica utilizzato nella pesca alla trota in laghetto e nella pesca del pesce persico.
Ferrare: allamare il pesce tramite un movimento della canna.
Finale: parte terminale della lenza alla quale si lega l'amo.
Frega: riproduzione dei pesci. Con lo stesso termine si indica solitamente l'intero periodo riproduttivo.
Galleggiante piombato: galleggiante con piombatura incorporata. Si usa generalmente nella pesca con la moschera.
Pagro: IGreci con il termine "phagros" intendevano genericamente un grosso pesce vorace secondo alcuni il tema della parola potrebbe derivare dal verbo "phaghein" mangiare. Dal greco si passa a! latino "phager" che appunto è l'origine del nostro "pagro". Si può pensare che da un termine tanto indefinito una qualche confusione debba per forza derivare e questo appunto è avvenuto nel corso dei secoli nel mondo dei pescatori che nelle loro catture hanno parlato di paraghi, pagari, pauri, pagri, prai, pagelli ecc. intendendo magari sempre lo stesso pesce. Una considerazione a parte merita ° pagello" che come il sinonimo "fragolino" deriva da "phager" e ne costituisce il diminutivo e che pertanto può essere visto come un pagro un po' più piccolo!
Paguro: II paguro è un crostaceo che avendo l'addome molle non ha trovato di meglio per sopravvivere che nasconderlo dentro una conchiglia vuota che così ad un tempo diviene suo domicilio e corazza. II fatto è che se così non fosse il povero paguro costituirebbe facile preda per tanti pesci dallo scorfano mascalzone e plebeo al parago astratto e lunare. II che può avvenire lo stesso ma ciò è allora imputabile ai pescatori che martello alla mano da secoli considerano il paguro non un crostaceo bensì un'esca! "Paguro" èformatodalgreco "pagos" (roccia dura, cristallo, ghiaccio ecc.) e "ouros" (coda) e così col termine dotto che possiamo tradurre "coda dura" diamo corpo ai sogni del povero crostaceo che vivacchia malamente per le preoccupazioni che gli derivano dall'appetibile suo corpo!
Gatoss: larva di una grossa zanzara denominata tipula utilizzata come esca.
Ghiareto o ghiaieto: sponda digradante del fiume caratterizzata dalla presenza di piccoli sassi e ciottoli.
Lama: tratto di fiume o torrente a corrente abbastanza uniforme caratterizzato da una sponda alta e da una digradante.
Leccia: Trattasi di un grosso pesce appartenente alla famiglia di Carangidi, conosciuto da tutti i pescatori (anche da quelli che lo sbagliano con la ricciola!) e che tutti, indistintamente e più volte, hanno, a chiacchiere,catturato.
Si tratta insomma di un pesce tanto conosciuto quanto sconosciuto è il significato del suo nome. Nel latino scientifico esiste il termine < licha" che deriva dalla latinizzazione del nome volgare che, essendo diffuso in altre lingue romanze (francese leiche) probabilmente ha origine da un termine preesistente al latino, usato in epoca antica da popoli mediterranei. Non storcano la bocca i nostri Lettori, malignamente ipotizzando una ulteriore manchevolezza dello scrivente, se dobbiamo ancora concludere col rituale " etimologia incerta".
Locca: Con questo nome sulla costa toscana si indica un pesce una volta assai comune negli anfratti scogliosi e di prevalente abitudine notturna: la Corvina, Sciaena umbra L. Pesce inconfondibile per la sua splendida tenebrosa livrea raggiata di pagliuzze d'oro.
li nome è francamente misteriosa anche perché, seppur poco diffuso sulle coste italiane, lo ritroviamo in aree nettamente separate: cona e addirittura le coste pugliesi dove però indica un comune mollusco bivalve Scrobicularia piperata Poiret e questo fa pensare ad un origine più generale non legata a motivi ambientali.
Locca deriva dallo spagnolo "Locha" a sua volta legato al francese "Loche". Secondo alcuni Autori questi termini sarebbero in qualche modo legati al latino " locus" . Ci chiudiamo pertanto in un rispettoso silenzio in attesa che qualcuno ci chiarisca il legame bocca =luogo! Anche se non esattamente do parola greca "Lykos" (lupo) cumentato ci pare possa avere sempre in omaggio alla decanqualche attinenza col luccio la tata rapacità del soggetto.
Lupocante: Nome che va lentamente scomparendo soppiantato dal termine "astice" che seppur surgelato appare più adatto ai menù dei ristoranti che si fregiano del nome di "marinati" dove viene impiegato per la preparazione di pastasciutte che hanno tutte lo stesso "scatolesco" sapore! Per via di etimologia popolare il termine pare legato al latino "elephasantis" quasi ché le grandi chele del mollusco che si aggira di notte fuori della tana ricordassero in qualche modo le sventolanti orecchie del pachiderma. Nei dintorni di Napoli si parlava un tempo di "Alefande de mare". Una seconda etimologia che assai più ci piace è quella antica che ci presenta il termine lupicante come derivato dal greco "Lykopanther", belva immaginaria che aveva in se del lupo e della pantera e che ci pare assai adatta all'indole non proprio accondiscendente di questo grande crostaceo e anche illustrativa per la bella colorazione panterata del suo carapace.
Quelli che di astice compaiono nei ristoranti sono il più delle volte individui atlantici con livrea nera uniforme.
Sempre a proposito di astice ci piace ricordare l'antico nome livornese di questo crostaceo che ha suono ampiamente canoro "lupocanteeo" che certo sfigureranno nei menù di quei ristoranti di cui sopra acidamente dicemmo!
Luccio: Non paia qui fuori luogo l'introdurre fra i molti pesci del mare un regale signore del fiume e del lago anche perché col suo nome dopo l'aggiunta dell'aggettivo "marino" si suol indicare con espressione infelice e ampollosa il cosiddetto "Barracuda del Mediterraneo", il luccio marino appunto. Questo pesce, antica ed emblematica immagine di ingordigia (nel 1200 era noto l'epiteto di "bocca di luccio" per certi pubblici amministratori...) deriva dal latino volgare "lucium" e pare che a questo nome non sia estraneo il termine "lux" quasi ad indicare i bagliori argentei che animavano il corpo del predane nella foga dell'attacco.
Lenza: Termine che compare per la prima volta nel 1200, in un componimento poetico di Dante da Maiano e che, da allora, è stato usato innumerevoli volte per indicare il più noto degli strumenti da pesca.
Potrebbe costituire l'emblema di tutti i nostri Lettori!
Il termine ha una sua spiegazione nell'aggettivo latino "linteus" che significa "di lino" ed è quindi collegato al significato di "filo di lino" che probabilmente, insieme ai crini di cavallo, costituì uno dei primi < fili" da pesca. Alla stessa origine vegetale si deve collegare il termine "lenz(u)olo" e questo offre oggetto di meditazione quando ci imbattiamo nell'antico adagio "chi dorme non piglia pesci", fermo restando che in particolari circostanze climatiche ed... altro il predetto lenzuolo è da preferirsi alla lenza!
E su questo pensiamo che la maggior parte dei Lettori sia d'accordo!
Libeccio: Equesto il re dei venti del Tirreno che, soffiando impetuosamente da Sud Ovest, convince il pescatore saggio a dedicarsi al giardinaggio e alla raccolta dei funghi e fa sì che il pescatore "bischero> finisca... agli onori della cronaca... Dicevano i vecchi che il Libeccio lo si riconosce di notte poiché anche nel buio, sotto il suo soffio, sono evidenti candide greggi di nuvole in fuga verso Nord. Dicevano poi che "il Libeccio dura tre giorni" e ancora che "il Libeccio spazza e come trova lascia...> ecc. ecc. II termine ha una sua lontana origine nell'aggettivo greco "libikos> (occidentale) ma a noi giunto da una parola araba "lebek> che ha più o meno lo stesso significato.
Come alcuni credettero questa parola niente ha a che fare con l'aggettivo "lybycius" (proveniente dalla Libia).
Il termine libeccio compare come italianismo nella lingua inglese, dove è ovviamente storpiato dalla pronuncia non più riconoscibile!
Legering: particolare sistema di pesca a fondo di origine anglosassone.
Minnow: esca artificiale che imita un pesciolino. E' costruito solitamente in balsa o in plastica.
Morbidone: canna ad azione molto morbida utilizzata per la pesca di ricerca delle trote in laghetto.
Morto: termine che indica il pesciolino morto utilizzato come esca.
Mosca secca: mosca artificiale che galleggia.
Mosca sommersa: mosca artificiale che si utilizza sotto il pelo dell'acqua.
Ninfa: imitazione artificiale di insetto allo stadio immediatamente successivo a quello larvale.
Olivetta: piombo a forma di oliva.
Pallettone: grosso piombo a sfera forato internamente.
Pallini: piccole sfere di piombo utilizzate per zavorrare la lenza.
Passata: tecnica di pesca nella quale la lenza sorretta dal galleggiante esplora "passando" un tratto di fiume.
Pasturare: attirare i pesci gettando loro del cibo (pastura).
Pesca a fondo: tecnica di pesca senza galleggiante con l'esca ferma sul fondo.
Pesca all'inglese: tecnica di pesca praticata con particolari galleggianti fissati alla lenza solo alla base.
Pesca a mosca: tecnica di pesca con la mosca artificiale.
Pesca al tocco: tecnica di pesca senza galleggiante nella quale l'abboccata si avverte tramite vibrazioni del cimino.
Piana: tratto di fiume o torrente dove l'acqua scorre lentamente e in modo uniforme. Le piane possono essere interrotte da massi, scogli o alberi caduti.
Portasassi o portalegna: larva di friganea utilizzata come esca. Si trova sotto ai sassi a primavera inoltrata e si riconosce perche' e' contenuta in un guscio costruito con piccoli detriti (portasassi) o materiale legnoso (portalegna).
Pozza: profonda buca solitamente formata da un salto d'acqua.
Porpora: E' questo il mitico colore rosso dei manti sacerdotali e regali che ottenuto per macerazione della ghiandola ipobranchiale di alcuni gasteropodi tingeva mirabilmente le lane tessute al telaio. I molluschi dai quali veniva ottenuto il colore erano due o tre: i comuni murici (che i Fenici a questo fine cercavano per tutto il Mediterraneo) e la meno nota, seppur comune, porpora.
Poppa: Parte posteriore della nave che talora ha forma tondeggiante. Trattasi di un termine marinaro derivato dai Latino "puppis". Che i nostri antichi progenitori con "puppis" intendessero altra e più dilettevole cosa e che quindi usassero per la parte posteriore della nave una maliziosa metafora non ci pare quindi ipotesi fuori luogo. Né questo per altro riesce a scandalizzarci, anzi ci pare che immagini di questo tipo siano create apposta per alimentare di ricordi e di sogni le lunghe e noiose navigazioni! La porpora Thais haemastoma L., grosso gasteropodo frequente fra gli scogli battuti dal mare in periodo estivo, ha ricevuto il suo nome scientifico proprio dal colore che da esso si estrae. Porpora deriva dal latino Purpura che trae origine dal greco Porphyra. Era nostro convincimento che alla base del tutto fosse la parola greca Pyr (fuoco) ma poiché i molti dizionari etimologici consultati non ne fanno cenno ci asteniamo prudentemente dal formulare ipotesi.
Eppure quella conchiglia armoniosa che tante volte raccogliemmo ha nell'interno un colore splendente che somiglia al fuoco...
La derivazione ci pare quindi del tutto plausibile ove si consideri che "puppis" molto probabilmente derivava da "pupa" che non può che significare "ragazza graziosa" o addirittura "pupa" "bambola" ecc. Qui ci fermiamo perché improvvisamente abbiamo ricordato che stavamo parlando... di una parte di nave!
Posidonia: E' il nome di una pianta marina tipica del Mediterraneo che molti (e non solo modesti bagnanti...) ritengono sia un'alga. Si tratta di una graminacea marina che dà vita ad uno dei biotopi fondamentali del Mediterraneo. II nome scientifico che deriva da Poseidone il dio del mare della mitologia greca (Nettuno per i Romani) è uno dei più belliche la terminologia scientifica ci offre. Per i pescatori rimane il nome antico di "algone" che ci è parimenti caro perché legato ai ricordi dell'infanzia là sul Vincenzo dove la posidonia viene spiaggiata in grandi quantitàfinoa creare talora sul lido grandi ammassi di fronde cadute. Mucchi soffici e profumati simili alle foglie d'autunno che coprono le radure dei boschi. Quando si legge che "le alghe insudiciano la spiaggia" vorremo dire un qualcosa che come al solito il nostro Direttore, occhiuto e barbassore, ci impedisce di dire accusandoci di pornografia. Soffriamo in silenzio ma almeno per modesta rivalsa non possiamo non considerare nello stretto ambito della coglioneria chi scrive "poseidonia"
Prismata: sponda protetta da grossi massi.
Raschio: tratto di fiume o torrente con corrente veloce e profondita' bassa. I raschi si trovano solitamente nella parte terminale delle buche.
Roubaisienne: lunga canna fissa (anche 16 m.) in parte ad innesti.
Sabbiaia: sponda digradante del fiume caratterizzata dalla presenza di sabbia.
Sbirulino: vedi bombarda. Con il termine sbirulino si e' soliti definire bombarde piu' piccole e affondanti.
Scoubidou: particolare lenza a piu' ami (amettiera) dove al posto dell'esca c'e' una guaina di plastica colorata che copre il gambo dell'uncino. Si utilizza nei grandi laghi per la cattura di alborelle, persici reali e, in particolari condizioni, cavedani e scardole.
Sfarinati: pasture preconfezionate in vendita nei negozi di articoli da pesca.
Spaghetto: particolare verme artificiale di gomma vinilica utilizzato nella pesca alla trota in laghetto innescandolo in coppia con una camola del miele.
Spinning: sistema di pesca al lancio con esche artificiali. In montagna si pratica solitamente con cucchiaini rotanti e imitazioni in legno o in plastica di piccoli pesci.
Starlite: piccola fonte luminosa da applicare al galleggiante per la pesca notturna.
Streamer: tipo di mosca artificiale pesante e voluminosa.
Swimfeeder: contenitore bucherellato utilizzato come pasturatore nella pesca a legering.
Swing tip: speciale vettino intercambiabile per la pesca a legering.
Tandem: cucchiaino rotante con due palette.
Tebo: grossa larva molto simile alla camola del miele adatta alla pesca alla trota in laghetto.
Teleregolabile: canna ad anelli utilizzata nella pesca alla trota. La sua particolarita' e' quella di poter bloccare i pezzi telescopici aumentando o diminuendo a piacere la lunghezza dell'attrezzo.
Terminale: vedi finale.
Tirlindana: sistema di pesca che si effettua trainando con la barca una lenza a mano con una o piu' esche naturali o artificiali. E' una tecnica diffusa nei grandi laghi prealpini per la cattura di predatori come il luccio e il persico reale.
Torpille: speciale piombo a forma di goccia.
Trattenuta: azione di pesca finalizzata ad una corretta presentazione del'esca pescando a passata. Si effettua trattenendo leggermente il galleggiante per farlo procedere piu' lentamente della corrente.
Trave: termine tecnico che sta ad indicare il tratto di lenza al quale si legano i braccioli con le camole o con le mosche nella pesca a camolera o a moschera.
Trotiera: particolare sistema di pesca simile alla tirlindana utilizzato per la cattura delle trote lacustri nei grandi laghi.
Valsesiana: tecnica di pesca con la mosca artificiale ideata in Italia nell'alta valle del fiume Sesia alle pendici del Monte Rosa. Prevede l'uso della canna fissa.
Vivo: termine per indicare il pesce vivo usato come esca.