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I monofili

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Surfcasting

Nel surfcasting, trattandosi di una tecnica di pesca al lancio, il filo del mulinello, riveste sicuramente una grande importanza. Soprattutto perché in gara, per ragioni di velocità, si usa più il fisso del rotante, quindi un attrezzo che il nylon se lo mangia.
La regola più importante alla quale nessun agonista può sfuggire è quindi quella di avere una grande scorta di bobine (non sono mai troppe) caricate con fili di diverso diametro. In questo modo si è sempre pronti ad usare il filo che necessità ed in più si ripara immediatamente ad una eventuale parrucca che soprattutto con i fili più sottili non è cosa rara. In ogni modo il filo deve essere un vero e proprio compromesso: non troppo morbido ma con un sufficiente carico di rottura. Per quanto riguarda i diametri si passa dallo 0,16 da usarsi esclusivamente per lanciare lontano nella pesca alla mormora, allo 0,30 che normalmente risulta il diametro massimo, giustificato solo in condizioni di mare mosso, con un gradino di battigia piuttosto pronunciato e in generale quando il nylon è sottoposto a stress significativi come quelli checomporta il settore misto, le alghe, ecc. ecc..
L'uso dello shock leader è ancora consigliabile, pertanto il colore del filo del mulinello non ha nessuna importanza ai fini della pesca. Può essere vantaggioso se colorato (fluorescente), soltanto perché più visibile di notte e quindi indicativo circa la direzione del lancio.
II discorso cambia a proposito del calamento. L'appendice pescante entra in contatto con la preda, anche fisicamente. E' buona norma quindi evitare che il pesce se ne accorga anche soltanto visivamente. Vince il trasparente, meglio se dicroico.
Di norma tutti i problemi che pone il nylon per confezionare braccioli o simili si manifestano al nodo oppure nella tenuta ai grovigli. Nel primo caso un buon agonista non deve perder tempo, assolutamente. I braccioli saranno già pronti, al massimo si dovrà collegarli al trave dove eventuali riccioli hanno minor influenza. Per la tenuta ai grovigli non c'è altra possibilità se non quella di utilizzare braccioli rigidi, quindi fili costosi ma per fortuna utilizzabili con parsimonia. Nell'eventualità che ci si trovasse nelle condizioni di prepararne uno nuovo, occorre un filo, il più rigido possibile, ma che consenta una perfetta chiusura del nodo. Nelle notti più sfortunate alla mancanza di pesci, spesso si aggiunge la presenza dei granchi. E' sconfortante notare che di tanto in tanto un bracciolo viene reciso di netto. Quindi, per limitare l'inconveniente, occorre
cambiarefilo. Si ottengono buoni risultati con il multifibre, un filo costoso, meno catturante del nylon, che però a parità di diametro risulta molto più resistente del nylon e soprattutto a prova di granchio. Un'altra regola importante è quella di preferire i fili imbobinati su rocchetti di grande diametro. A prescindere dalla qualità che comunque deve essere soddisfacente, il filo di questi rocchettoni è già meno stressato. Le spire infatti comportano anche sui nylon più morbidi e soprattutto con quelli di grosso diametro, una diversa tensione all'interno del filo che svilisce le originali qualità del prodotto.




Pesca da terrra

E' lasticità, carico di rottura, IN tenuta al nodo, morbidezza. Queste ed altre ancora sono le proprietà tipiche dei monofili. Ognuno di questi parametri caratterizza un filo da pesca in nylon. Nella pesca agonistica dalla riva si rendono necessarie due tipologie diverse di fili: quelli adatti ad essere imbobìnati nei mulinelli e quelli per la realizzazione dei finali.
I fili da bobina debbono essere morbidi, se imbobinassimo infatti un filo rigido si correrebbe il rischio di vederlo uscire in maniera non fluida e regolare bensì in spire che, decisamente, influirebbero negativamente sulla gittata di lancio avendo punti di attrito sulla bobina del mulinello e sui passanti della canna. Un filo rigido, infatti, tende a mantenere la memoria di immagazzinamento sul rocchetto di vendita e sulla bobina stessa del mulinello. Un filo da bobina deve poi avere un allungamento contenuto perché se fosse troppo elastico si perderebbe l'efficacia della ferrata facilmente riscontrabile nella pesca a fondo a distanza, nella pesca in bolognese o all'inglese. Un filo troppo elastico avrebbe in tale momento un allungamento, anche se ci può sembrare un sofisma tecnico esagerato, che potrebbe portare alla non ferrata del pesce, quello che potrebbe definirsi effetto molla.
Meglio poi se questi fili sono costruiti superficialmente con materiali (copolimeri) siliconici in modo da renderli estremamente fluidi durante il loro sbobinamento in fase di lancio, senza portarsi dietro le spire sottostanti a causa dell'attrito di due superfici ruvide che vengono a contatto. Sul loro colore vi è soltanto da dire che, essendo taledisciplinapraticata durante le ore diurne, non occorre che siano a forti tinte fluorescenti (giallo, arancione o rosso) come può essere indicato in altre tecniche di pesca praticate in notturna (surf casting o tight drifting). Meglio orientarci su colorazioni neutre e trasparenti con tonalità che vanno dall'azzurro al verde chiaro, al grigio perla, se non addirittura al bianco diafano.






fili per terminali

I fili da impiegare per la realizzazione dei terminali possono avere caratteristiche simili a quelli impiegati per il caricamento della bobina dei mulinelli, ma soprattutto devono avere un alto carico di rottura, essere un po' più elastici e soprattutto non devono schiacciarsi od arricciolarsi quando eseguiamo un nodo.
Con una madre lenza dall'allungamento ridotto dobbiamo contare sulla elasticità del terminale per contrastare le reazioni di difesa dei pesci, soprattutto le testate improvvise e potenti. Teniamo presente che la ridotta lunghezza dei terminali, contenuti in un massimo di un paio di metri nelle tecniche di superficie, sopportano unostress incredibile e soltanto ottimi monofili ci garantiscono una tenuta sicura. A tale proposito, comunque, ricordiamoci che quando un filo si rompe al nodo, non è detto che si abbia sempre a che fare con un prodotto scadente: il nodo è decisamente il punto critico della lenza e spesso è proprio a causa di un nodo mal eseguito che si perdono i pesci e, nel nostro caso... le gare.





Monofili da terminali

La scelta di un monofilo da terminali è senza dubbio un fattore molto soggettiva.
Aldilà delle marche più o meno conosciute, i monofili moderni sono molto affidabili e sicuramente non si discostano molto l'uno dall'altro.
Un punto di vantaggio possono averlo i fili giapponesi che però presentano spesso diametri maggiorati rispetto a quanto dichiarato. Personalmente preferisco testare con un micrometro il reale diametro di ciascun monofilo che uso, scrivendo con un pennarello sulla bobina la misura testata. Con tale sistema ho la certezza di usare quel determinato diametro e se il pesce stenta a mangiare posso cambiare lenza a piacimento senza avere il dubbio dell'utilizzo di una sezione di monofilo con diametro maggiorato. Nella pesca con canna da natante a livello agonistico, si usano solitamente diametri diversi a seconda della tecnica effettuata. Nella pesca di fondo, i diametri variano da un minimo dello 0,18 millimetri fino ad un massimo dello 0,30; nella pesca di mezzofondo invece si riduce il tutto ad un minimo dello 0,12 millimetri sino ad un massimo dello 0,25 in particolari tipi di pesca quali quella allo sgombro.


I monofili da bobina

Anche per il monofilo da imbobinare il discorso è abbastanza ampio e leggermente più complicato. Nelle gare dal barcone, dove è necessario "sbilanciare" per effettuare catture costantemente, nel mulinello dovremo usare un monofilo, che fuoriesca perfettamente dal mulinello in fase di lancio e non crei problemi di parrucche. In questo caso, risultano molto adatti i monofili teflonati o comunque quelli molto morbidi. In tali situazioni il diametro più idoneo è compreso tra uno 0,26 ed uno 0,30 millimetri.
Quando si tratta invece di pescarea piombo ocomunque non distante dalla barca, il problema monofilo da imbobinare diventa molto soggettivo e risulta più semplice da scegliere (in tale situazione si guarda anche al portafogli), un monofilo adatto per gli sbilanciamenti che ha dei costi spesso proibitivi.
Per i mulinelli si è soliti comunque usare cariche complete già pronte o comunque non imbobinare meno di 250 metri di monofilo senza interruzioni.
Nel campo dei fili da imbobinare, una piccola parentesi va a perta per il discorso multifibre. Non essendo un monofilo vero e proprio, il multifibre ha preso la mano a molti Baristi, che in particolari situazioni, (specialmente nella pesca a fondo) trovano in tale prodotto una soluzione a dei facili sbilanciamenti con la percezione anche delle pur minime mangiate dei pesci. Usato solitamente negli alti fondali, è da molti però impiegato anche su quelli più modesti da 20 30 metri.
Di tale filo si impiegano solitamente diametri oscillanti tra lo 0,14 e l0 0,20 mm a seconda delle situazioni di pesca, con un pizzico di preferenza per l0 0,16 millimetri. In caso di utilizzo di tale filo è sempre però consigliabile l'inserimento di uno shock leader di nylon di diametro appositamente rapportato (ad esempio con uno 0,16 multifibre si usa uno shock dello 0,30). Questa malizia serve per "ammortizzare" le eventuali catture di rilievo essendo il multifibre molto rigido in quanto privo di memoria.



Traina

I monofiloavvolto in bobina è una componente primaria dell'attrezzatura. II rapporto tra il suo carico di rottura e la mole del pesce aumenta in proporzione la difficoltà della cattura. E'sempre il carico di rottura della lenza in bobina a determinare la classe di potenza con cui si sta pescando, canna e mulinello dovranno essere proporzionati a tale carico di rottura. In bobina viene in genere avvolto il monofilamento in nylon, ma fino a qualche tempo fa andava per la maggiore il dacron, abbandonato poi per l'eccessiva rigidità. Negli ultimi anni invece si sono riscoperte le lenze rigide, con l'avvento dei multifilamenti in kevlar che, con un diametro sottilissimo, garantiscono carichi di rottura molto alti. Con essi è possibile avere un minor attrito nell'acqua a parità di potenza. Unico inconveniente il prezzo. I monofilamenti si differenziano per carico di rottura o diametro, quelli dell'ultima generazione prediligono la distinzione in carico di rottura espresso in libbre (1 Ib = kg 0,453), per uniformarsi all'IGFA che riconosce le classi di lenza nella misura inglese. L'IGFA ha diviso le classi con seguenti parametri: 2 Ibs=1 kg, 41bs= 2 kg, ólbs=3 kg, 81bs=4 kg, 12 Ibs=6 kg, 161bs=8 kg, 201bs= 10 kg, 301bs=15 kg, 501bs=24 kg, 801bs=37 kg e 1301bs=60 kg; senza limitazioni per il diametro. La prima qualità di un monofilo di nylon deve essere la bassa rifrazione in acqua. I fili dicroicisonoquellichegarantiscono una minor rifrazione in quanto una volta immersi riescono ad assumere il colore dell'acqua. La seconda proprietà è l'elasticità, un filo eccessivamente elastico potrebbe non essere rapido sulla ferrata, mentre uno troppo rigido risulta debole al nodo e potrebbe rompersi con uno strattone improvviso. Si ritengono validi per la traina i monofili che possiedono un'elasticità intorno al 25% di allungamento. Questo è misurabile con uno spezzone lungo due metri. Allungandolo lungo un metro, si può constatare di quanto aumenta la misura iniziale. L'imbibizione da parte di un monofilo è la capacità di assorbire l'acqua, più acqua viene assorbita più si riduce il carico di rottura. I fili meno soggetti a imbibizione sono quelli che contengono teflon, silicone o titanio, ma per la lenza in bobina non sono molto indicati, sia per il prezzo eccessivo che per la breve durata nel tempo. Latenza da imbobinare è preferibile sia abbastanza elastica, con un buon rapporto tra rigidità e morbidezza. La colorazione del filo in bobina non è importantissima, in quanto si presuppone che sia il terminale, eventualmente ad essere visibile dai pesci.
Nei casi in cui il terminale sia corto (meno di 4 m), è preferibile orientarsi su colorazioni neutre o su fili dicroici. Una qualità importante che deve avere un filo da bobina è la durata. La lenza che viene avvolta nel mulinello deve durare almeno una stagione, si preferiscono quindi fili non deteriorabili ed abbastanza resistenti all'abrasione, alla salsedine ed alla luce solare. E' preferibile orientarsi su un filo che abbia un diametro maggiore a parità del carico di rottura ma che ci garantisca delle caratteristiche immutabili nel tempo. Comunque è sempre preferibile non esporre nessun filo per periodi troppo lunghi al sole.




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