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Pesca a bolentino

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Bolentino costiero

Pesca dalla barca.

La stagione primaverile è molto favorevole per effettuare la pesca al bolentino costiero. La parola sotto costa sta appunto ad indicare che la pesca dovrà essere effettuata a poca distanza dalla costa. Una barchetta da 3/4 metri o un gommone possono fare al nostro caso. Ci dirigeremo perciò al largo di scogliere artificiali o naturali su fondali di scoglio e posidonia i quali solitamente si estendono fino ad un miglio dalla costa anche se ad una distanza di circa 500 m. dalla riva è già possibile trovare la zona adatta.
La natura del fondale può essere individuata dal cambiamento del colore dell’acqua, infatti la colorazione del mare evidenzia bene il tipo di fondale, può capitare infatti di riuscire a intravedere il fondo anche a distanze ragguardevoli.


La scelta della pesca.

I mesi primaverili sono sempre da preferire, le ore migliori sono quelle della mattina anche se alcune specie possono essere insidiate con successo nelle ore centrali della giornata.
Una cosa che ritengo molto importante di questa pesca è che esiste la possibilità di scegliere il pesce che si vuole pescare; intendiamoci non è che pescheremo solo saraghi, boghe o menole, diciamo che possiamo scegliere se effettuare la pesca a fondo, o quella a mezzo fondo. La pesca di fondo viene solidamente effettuata di mattina, (non serve pasturare) e vengono ricercati pesci del tipo donzelle, tordi, scorfani, saraghi, sciarrani e sparlotti.
Nella pesca di mezzo fondo (è obbligatoria la pasturazione) insidieremo invece menole, boghe, sugarelli ed occhiate. La tecnica migliore è quella di ancorarsi trasversalmente al senso di corrente, legando la cima dell’ancora allo scalmo centrale della barca in modo che i pescatori possano pescare in favore di questa.


Esche e pasture

Per quanto riguarda la pesca a bolentino il tipo di esche  da usare possono essere molteplici: per la pesca a fondo potremo usare tremoline, coreani, vermi di scoglio, e il gamberetto vivo, per quella a mezzofondo potremo usare della polpa di gambero, di scampo, e di mazzancolla, va molto bene anche il filetto di sarda.
Parliamo ora di pastura: Quest’ultima è costituita da pesce macinato possibilmente  sarde o sgombri, che verrà sistemata in una rete di plastica (con maglie finissime).
Caleremo quest’ultima ad una profondità di circa tre metri.



Sgombri e sugarelli

Credo non esista pescatore di bolentino  che non abbia mai catturato nelle sue battute di pesca  dalla barca uno sgombro o un sugarello. Infatti queste due specie sono diffuse in tutta la nostra penisola. Sono pesci insidiabili a mezzofondo per cui è necessario riunirli sotto la barca con una buona pasturazione. A tal scopo la soluzione migliore è quella di collogare a circa due mt Al disotto della barca un paio di sacchetti  di sarde finemente tritate (in commercio è possibile trovare secchielli  da 3/5/10 chilogrammi adatti alo scopo). La canna adatta alla pesca ditali specie è con anelli, lunga da 3 a 5 mt, con azione rigida e vetta lunga e sottile.  Nel mulinello verrà inbobbinato un monofilo dello 0,25/0,30, il finale ideale è quello con due braccioli lunghi circa 80 cm con ami del n. 8 a gambo lungo e curvatura rotonda. In alternativa si possono usare terminali ad un solo amo e bracciolo da circa 150 cm specialmente con pesci un po’ restii, oppure, al contrario, con tre braccioli da 50 cm quando i pesci abbondano sotto la barca. La piombature ideale va da 10 a 30 gr a seconda della forza della corrente.
Da non sottovalutare  anche l’evenienza di adottare un terminale con galleggiante,  specialmente quando i pesci stazionano in lontananza e dovranno essere pescati in deriva. L’esca principale per tali pesci è senza dubbio il filetto della acciuga o della sarda.


Pesca a bolentinotino: La triglia di scoglio




La tecnica di pesca a bolentino specifica per la triglia è sostanzialmente molto semplice, tenuto conto delle caratteristiche comportamentali di questo pesce.


È noto che il sapore della triglia fa andare in estasi anche il più esigente e raffinato dei commensali. La triglia si cucina alla livornese, quando gli esemplari sono di taglia discreta, che peraltro difficilmente oltrepassa i 300 gr, oppure fritta, quando di piccole dimensioni, unita con i suoi simili per formare una profumatissima padellata. Viene cucinata in altri mille modi, tutti appetitosi e...con tanta fantasia. Ne esistono varie specie distribuite in quasi tutti i mari del mondo: dai mari esotici al nostro mediterraneo. E proprio in riferimento a questo due sono le specie che abbondano e che vivono vicino alle nostre coste: la triglia rossa o di scoglio e quella bianca o di fango. La prima, e cioè quella di scoglio, differisce morfologicamente dall’altra per avere la testa più prominente e allungata e il corpo si presenta con un colore rosso più acceso e percorso longitudinalmente da 2 e più strisce dorate abbastanza marcate. L’altra, quella di fango, ha il muso più compresso, più largo e il corpo più chiaro, con sfumature rosate. Entrambe le specie, che per praticità chiameremo bianche e rosse adottano terminologie professionistiche, si trovano facilmente in commercio nelle pescherie, in quanto vengono pescate in grossi quantitativi attraverso i più svariati sistemi di pesca professionale. Comunque, a prescindere da questo vincolo, potremo anche noi sbizzarrirci a pescare le triglie a livello dilettantistico, adottando una semplice tecnica divertentissima che, nella sostanza, è una variante nel bolentino costiero. Visto e considerato che per praticare il bolentino costiero non occorrono particolari imbarcazioni, prenderemo in considerazione una barca lunga circa 5 o 6 mt e sufficientemente larga per garantire una certa agibilità nel pozzetto. Praticamente, mare permettendo, dal gommone alla lancia, dal gozzo alla pilotina, e tutto ok! Per la scelta delle attrezzature da triglie vige lo stesso discorso: canne semplici, telescopiche o anche bi-pezzo a ripartizione,di circa 3 mt. Sono sufficientemente valide quelle costituite in resina, ma sono gradite anche quelle in carbonio che sono di solito destinate ai pescatori raffinati per degustare al meglio la tecnica. Per i mulinelli sono sufficienti anche quelli economici di taglia piccola, in quanto le prede saranno rappresentate per la stragrande maggioranza da esemplari di piccole dimensioni. Servirà naturalmente una cassetta porta minuterie contenente materiale di scorta per provvedere ai ricambi di lenza, piombi, ami, girelle, ecc.


I luoghi di pesca e le esche più adatte

I luoghi di nostro interesse, o meglio i fondali più consoni al bolentino per la pesca alle triglie, sono quelli esclusivamente bentonici o fangosi, con presenze saltuarie più o meno estese di sabbia e qualche morzata di scoglio, ubicati a una profondità variabile: da quota meno 1-2 mt di profondità della battigia dei luoghi litorali sabbiosi, fino a circa 20 mt di profondità. Agli effetti pratici questa ipotetica fascia a mare è situata lungo le coste sabbiose, a poche centinaia di mt di distanza dalla riva. In alcuni casi la distanza si riduce a poche decine di mt. Le esche per le triglie sono rappresentate prevalentemente da vermi, tra i quali spicca, per l’alto indice di gradimento, l’arenicola o verme di sabbia. Funziona molto bene anche la tremolina di fango, quella prelevata lungo gli argini dei canali salmastri. Comunque, in alternativa, andranno bene anche le tremoline comuni, i saltarelli coreani, cinesi, e anche il muriddu.


La costruzione dei finali
Per quanto riguarda i finali da triglia in uso, potremmo impiegare una miriade: da quelli più comuni a quelli più complessi. Tra i tanti ne sceglieremo un paio già provati e collaudati in tutti i nostri mari, in modo particolare sui bassifondi delle zone adriatiche. Dunque, per realizzarne uno semplice e tradizionale, prenderemo uno spezzone di monofilo dello 0,18 lungo circa 2 mt, che dovrà fungere da calamento e lo fisseremo ala lenza madre dello 0,22 mm tramite una girella , o con un moschettone. Lungo il calamento legheremo poi un paio di braccioli, sempre dello 0,18, di una lunghezza di circa 15 cm ciascuno, a una distanza di circa 30 cm l’uno dall’altro. Al capo libero, in fondo al calamento, fisseremo successivamente un piombo di circa 30 gr come zavorra per il finale stesso. Gli ami usati sono quelli che vanno dal n. 8 al 6. Il fissaggio di ogni bracciolo al calamento avviene tramite un nodo a otto con l’amo rivolto in alto ( vedi dis.), tipo a bandiera. Per realizzare l’altro finale più complesso, che è quello chiamato a girare, occorre un po’ più di accortezza nel montaggio, ma le finalità sono le stesse. Questo finale ha il pregio, rispetto all’altro, che i propri elementi difficilmente si possono imbrogliare tra loro durante l’azione di pesca, grazie al sistema girante delle girelle e dallo scubidù distanziatore a funzione pater noster.


La tecnica di pesca alle triglie nel sottocosta

Le condizioni ottimali per effettuare questa tecnica di pesca si anno con mare calmo e vento che spira a debole regime di brezza.  Praticamente la barca sulla quale dovremmo pescare dovrà scarrocciare lentamente: o verso il largo della costa o al traverso della stessa, grazie ai cosiddetti venti di terra. L’azione di pesca si svolge così. Si giunge in un punto a caso al largo della costa, l’ecoscandaglio fa segnare ad esempio 15 mt; sul fondo ci sono fango e sabbia. Si calano le lenze in mare con i nostri ami guarniti dai vermi e in modo abbondante: si lascia penzolare la coda a mò di richiamo! Se siamo soli, conviene usare un’altra canna: si cala la lenza col finale, non appena il piombo giunge sul fondo, si recupera leggermente la lenza madre. La stessa andrà leggermente in tensione dopo pochi secondi per effetto dell’abbrivo causato dalla corrente o dallo scarroccio dell’imbarcazione. Questa canna la lasceremo appoggiata sul trincarino o la inseriremo nel portacanne e pescheremo con l’altra. Con un occhio sempre attento e vigile a ogni tipo di coda. Quando la triglia abbocca lo fa di solito con delle piccole toccate, ben evidenziate dal vettino della canna che deve essere sensibile. Le toccate sono in genere seguite dalla flessione finale del vettino che denuncia l’allamata del pesce. Si ferra e si recupera. Se le catture ci impegnano abbastanza, con una certa frequenza, continueremo nella passata scarrocciando e pescando. Se le catture, invece, diminuiranno sensibilmente, conviene rimontare e spostarsi lateralmente di alcune decine di mt e...e riprovare a pescare. Talvolta accade che prima di avvertire le toccate da triglia, occorre attendere alcune decine di minuti… succede. Questo può accadere se ci spostiamo con una certa continuità. Le triglie che verranno su saranno, per la stragrande maggioranza…bianche, ma buone lo stesso. È inutile illudersi. Tra le triglie, spesso e volentieri, capita di prendere altre specie di pesci di qualità abbastanza variegata, come la marmora, le piccole gallinele che lungo le coste adriatiche chiamano mazzole, oppure le tracine, qualche sugarello e… chissà.


Per realizzare questo finale occorrono gli stessi monofili, aumentando però le lunghezze di lavoro: cm 25 i braccioli e cm 40 la distanza tra  l’uno e l’altro bracciolo. L’unico problema per realizzare questo finale è quello della praticità, almeno per chi vuole cimentarsi per le prime volte a confezionare il tutto che si rivelerà poi… di grande efficacia. Il fissaggio del bracciolo al calamento avviene praticando, prima, un nodo a otto sul calamento stesso; dopodichè si infila una perlina, poi una girella, un’altra perlina ancora ed il successivo nodo a otto per il fermo inferiore. Alla girella fisseremo poi il bracciolo con amo e scubidù  (vedi dis.). Meditate e provate gente… è tutto semplice, basta un po’ di pratica!                               


Pesca a bolentino

Proseguendo il nostro itinerario di pesca a bolentino lungo le coste della Toscana, esamineremo la fascia di mare che fiancheggia la bella e selvaggia Maremma. Lasciato il promontorio di Piombino ci spostiamo verso sud in direzione Follonica e punta ala. Arrivati a Follonica, fiorente cittadina balneare, dalla statale Aurelia, raggiungiamo la strada che costeggia il lungomare. Lungo quest’ultimo, compresa la parte nord di Prato Ranieri, potremmo tranquillamente sostare con i veicoli carrellati anche durante il week end. La fascia di mare antistante il settore sud del golfo di Follonica, è oggetto di vivo interesse da parte degli appassionati del bolentino costiero o leggero, mentre per raggiungere i settori di mare più distanti dalla costa, alla ricerca dei tanto agognati e rosei pagelli, è necessario esplorare buona parte dell’aria interessata dagli scogli di Cerboli. Per quanto riguarda la zona di mare costiera compresa fra le batimetriche della prima e della seconda cigliata, ossia fondali con una profondità massima di circa 25 mt, è da tenere in considerazione la zona circostante la secca del Pino. Qui, la fauna marina è mista e  abbondante soprattutto in alcuni periodi dell’anno durante le cosiddette mezze stagioni primaverili ed autunnali. Detta fauna è rappresentata in prevalenza da sugarelli, boghe, e sparli,serrani scrittura boccacce e donzelle visto e considerato che la secca del Pino è contornata da posidonie, roccia ed estese ed abbondanti morsate a base fangosa e tufacea. I saraghi di questa zona situati ad est dell’omonimo isolotto, distante circa 5 miglia dalla costa, con una profondità che oscilla tra i 38 ed i 42 metri circa, presentano una fauna piuttosto varia. In queste acque vivono spinarelli, pelagici come sugarelli e boghe, mafroni e saraghi.  Tra Follonica e Punta Ala c’è un porto canale chiamato la Fiumara del Puntone; nelle acque antistanti si possono catturare marmore, boghe, sparli, serrani e sugarelli. Proseguendo verso Grosseto si arriva a Castiglione della Pescaia, città turistica che presenta anch’essa un porto canale. Solo in alcuni punti è possibile catturare marmore, sugarelli, sparli, e boghe. Zona ottimale per le marmore è quella antistante il porto canale di Castiglione della Pescaia e fuori la foce dell’Ombrone. Proseguendo verso sud si arriva in un'altra città Talamone, le cui acque presentano una certa varietà di prede: serrani, saraghi, orate, spigole, labridi, sugarelli, e boghe. Le acque che bagnano il promontorio dell’Argentario offrono anch’esse sugarelli, boghe, spinarelli, labridi, saraghi, e sparli. Sulle scarpate della Secca di Mezzo Canale, situata a poche miglia da punta di Torre Ciana, si trovano pagelli, gallinelle, tracine, palombi, razze, scorfani rossi, mustelli, oltre alla minutaglia. C’è poi la secca dopo Ciana e la secca prima di Ciana, zone di notevole interesse per il bolentista.
ono sempre più rari a causa dell’incessante azione di pesca da parte dei pescatori professionisti e dilettanti i quali hanno letteralmente pulito il fondale tramite le famigerate reti a strascico. I vari cappelli della Secca del Pino sono facilmente rilevabili a poche centinaia di metri dalla battigia ubicata tra Torre Mozza e a parte nord di Follonica in prossimità del villaggio svizzero. I mezzi scogli di Cerbolis



 
 
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