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LA PESCA ALLA BOGA

Anche se la boga è una delle prede minori nella pesca da terra, nutre comunque una fitta schiera di appassionati che si dedicano assiduamente alla sua cattura. In questo breve articolo vediamo di fare una carrellata su questo pesce, sulle sue abitudini e sulle tecniche più efficaci per la sua cattura.


CARATTERISTICHE

La Boga (Boops boops) è un pesce diffuso in tutto il mar mediterraneo ed è onnipresente su tutte le coste italiane. Vive preferibilmente lungo le coste rocciose basse e alte con fondale anche di pochi metri, nei porti grandi e piccoli, mantenendosi comunque all'imboccatura o sugli attracchi più esterni, nei pressi delle dighe frangiflutti, sia di ambito portuale che di quelle messe a protezione di spiagge e foci.
La boga accosta dalla primavera fino all'autunno inoltrato, mentre sverna su alti fondali o sulle secche al largo e vive in branchi anche molto numerosi, di taglia assortita.
La boga di solito preferisce alimentarsi dopo il tramonto, mentre se stanziali, mangia anche di giorno, con una particolare preferenza per le ore del tardo pomeriggio, in presenza di mare calmo e condizioni meteo normali. Con mare mosso o in scaduta, la sua attività è più spiccata durante il giorno e in concomitanza con l'alta marea si possono fare bellissimi carnieri.
La si riconosce per la sua forma affusolata, l'occhio grande (da cui il nome che deriva dal greco "occhio di bove"), colore grigio nero sul dorso, mentre i fianchi sono di un bel grigio chiaro, attraversati da quattro strisce dorate. La bocca è piccola ma con dentini molto taglienti, pensati apposta dalla Natura per recidere facilmente il nylon delle lenze!
Le sue carni non sono particolarmente apprezzate e vanno consumate il prima possibile; altra caratteristica della boga è quella di emanare un cattivo odore e di avere la cattiva abitudine di liberare il contenuto del suo intestino addosso a chi la stringe in mano… quindi siete avvisati: stracci a portata di mano per non tornare a casa con la tenuta da pesca da buttare!


ATTREZZATURA


Fissa o Bolognese? Per la pesca alla boga non è necessaria una particolare attrezzatura; sia la canna fissa che la bolognese vanno bene e possono essere impiegate con eguali risultati in tutti gli ambienti frequentati dal pesce. Saranno più le preferenze personali di chi le impiega o la distanza a cui staziona il branco a far tirar fuori dalla custodia l'una o l'altra canna per la pesca. Per la fissa vanno bene i modelli a spiccata azione di punta, dai 5 agli 8 metri, magari in carbonio o misto, maneggevoli ed equilibrate per non stancare eccessivamente chi le impugna; per la bolognese, possiamo scendere ai 4 - 5 metri, anch'esse ad azione di punta e dotate di un mulinello piccolo con frizione pronta e facilmente regolabile. Il resto dell'attrezzatura è la classica per la pesca di mezz'acqua: galleggianti di vari pesi, torpille o pallini spaccati, ami a gambo lungo e monofili super di vari diametri. Se peschiamo anche di notte, i soliti starlite e relativi galleggianti saranno sufficienti a far fronte ad ogni situazione.


ESCHE E PASTURE

Le sardine, la base di tutte le pasture! Nella pesca alla boga la pastura è fondamentale e non è pensabile di fare una pescata decente senza utilizzarla. Quella più efficace è sempre quella a base di sarde fresche macinate e sale in percentuale del 40-50%. Eventualmente se troppo liquida, aggiungeremo un po' di sfarinato o di pane grattugiato, fino a darle una consistenza che ci permetta di lanciarla agevolmente in piccole palline che devono comunque sfaldarsi quasi subito per tenere il branco vicino alla superficie. A volte, in presenza di boghe più svogliate del solito, può essere impiegata con migliori risultati una pastura a base di sole sarde, macinate sottilmente, e sale, da mantenere abbastanza liquida e da lanciare con l'aiuto di un mestolo o di un cucchiaio. In questo modo in acqua formeremo una nuvola odorosa ma con scarso alimento, in modo da non distrarre oltre le nostre prede che dovrebbero degnare le nostre esche di più attenzione. La pastura và utilizzata nel solito modo: due o tre palline prima di cominciare la battuta di pesca e una pallina prima di calare la lenza in modo che le boghe siano sempre attive e pronte a buttarsi sulle nostre esche.
L'esca migliore per la boga rimane il gambero (quello surgelato và benissimo) o la mazzancolla, ma anche le varie paste e pastelle, gli anellidi e le striscioline di totano possono dare un buon risultato. In alcune zone, la polpa della cozza può dare risultati eclatanti, anche se rende l'azione di pesca un po' più rallentata.


MONTATURE

Schema montatura per la pesca alla boga Abbiamo accennato alla robusta ed affilata dentatura della boga che se non adeguatamente contrastata è capace di recidere agevolmente il monofilo sottile e farci perdere la preda. Per ottenere questo risultato abbiamo diversi modi: usare ami con gambo extra lungo o rinforzare il monofilo in prossimità dell'amo. In alcune zone, dove le boghe sono particolarmente grosse e combattive (in Adriatico, soprattutto ) conviene adottare entrambi i sistemi, perché la voracità delle nostre amiche, spesso e volentieri, le fa ingoiare l'amo quasi completamente ed esponendo comunque il monofilo ai loro affilati dentini. Per rinforzare la zona più esposta, impiegheremo uno spezzone di circa 20 cm. di monofilo, 8 centesimi più grosso del terminale e legheremo l'amo circa a metà dello spezzone. Con il monofilo in eccesso, faremo una treccia, incrociandolo con il tratto principale dello spezzone e finendo con un doppio nodo semplice, ben lubrificato prima di serrare. Questo bracciolo sarà poi legato al terminale, sempre con un doppio nodo semplice.
Per il resto le montature sono quelle classiche della pesca da terra:

Montatura per canna fissa:
Trave di monofilo super dello 0,16/0,18 lungo un metro meno della canna, su cui montiamo un galleggiante da 1,5/2,5 grammi a seconda della distanza di pesca o della presenza di vento; la forma può essere a pera rovesciata, a goccia oppure a ovetto. In caso di vento forte o di corrente accentuata, useremo modelli a penna che risultano più stabili. La zavorra sarà costituita da pallini spaccati montati a corona oppure con una torpille unica da 1 o 1,5 gr. ed equilibrando il tutto con pallini del n. 7. Il terminale è il classico a forcella, con braccioli di 70 cm. e 45 cm. di monofilo super dello 0,14/0,16 su cui monteremo poi i bracciolini rinforzati visti prima, con ami del 10/12 dritti a gambo extralungo, affilati chimicamente per garantire la massima penetrazione. Il terminale và collegato alla lenza madre tramite una micro asola che permetta l'eventuale rapida sostituzione dei terminali logorati o in seguito alle possibili rotture dei finali.

Montature per la bolognese:
Sostanzialmente viene usata la stessa montatura per la canna fissa visto che l'uso della bolognese non prevede di dover pescare a distanza, bensì quella di poter lavorare meglio il pesce prima di salparlo, soprattutto in presenza di coppiole o di boghe "toro" di buon peso. Eventualmente c'è bisogno di dover pescare un po' più fuori, potremo usare un galleggiante piombato da 3 o 4 grammi, a palla o a pera, utilizzando comunque la stessa montatura a forcella ed equilibrando il galleggiante con la solita corona di piombini.

AZIONE DI PESCA

La boga una cattura comunque divertente Scelta la nostra postazione, che ci consenta di pescare seduti o comunque accovacciati, prepareremo per prima cosa la pastura e ne lanceremo 3 o 4 palline valutando attentamente la direzione della corrente e dove presumibilmente i branco delle boghe si raccoglierà. A questo punto possiamo valutare quale lunghezza della canna è più idonea a raggiungerla senza particolari accorgimenti. Montiamo la canna che abbiamo scelto e misuriamo il fondo della zona individuata prima con una sonda e facciamo in modo che l'esca si trovi a circa 80/100 centimetri dal fondo.
Lanciamo ancora un paio di palline di pastura e iniziamo a pescare: se le boghe sono già attive, vedremo il galleggiante sparire immediatamente e rimanere immerso. La ferrata a quel punto, potrà risultare inefficace, perché la nostra furba amica ha già ripulito l'amo. Per beccarla invece bisogna ferrare di polso al primo accenno di movimento del galleggiante o quando è in fase discendente; sentiremo immediatamente la trazione laterale del pesce allamato e le vigorose testate del pesce che cerca di liberarsi dall'amo. Valutiamo per un secondo o due se dall'altro capo della lenza abbiamo una sola oppure una coppiola di boghe e recuperiamo la lenza con continuità, cercando di non forzare eccessivamente, evitando comunque di lasciare il tempo alla boga di logorare il finale.
Potrà capitare che la boga, intuita la direzione da cui avviene la nostra trazione, invece che contrastarla inizi a nuotare velocemente nella stessa direzione impedendo che l'azione della canna possa sfiancare il pesce e rendendo difficile il recupero. Per contrastare questa tattica dobbiamo immediatamente manovrare la canna lateralmente, costringendo il pesce ad un cambio di direzione che ci permetta di ritornare nella posizione di controllo che porterà la boga sugli scogli. Con acque ferme e limpide le boghe sono meno aggressive ed hanno la bravura di ripulire l'amo senza nemmeno farlo muovere; in questo caso conviene pescare "a vista" e quando vedremo il bianco dell'esca sparire, ferriamo anche se il galleggiante è immobile… spessissimo troveremo "la furba" con l'amo ancora tra le labbra e ancora più "arrabbiata" per essere stata scoperta.
Per la pesca notturna, di solito con mare piatto o appena increspato, conviene utilizzare la bolognese ed un galleggiante piombato con lo starlite. Pastura esche e finali sono gli stessi, mentre sarà più difficile vedere il comportamento del galleggiante anche se, di solito, la boga di notte diventa meno diffidente ed aggredisce le esche con decisione provocando inequivocabili immersioni del galleggiante e lo "spegnimento" della nostra luce segnalatrice.
Infine, due parole sulle altre possibili prede che possono abboccare mentre siamo a boghe: sicuramente salpe e saraghi che con le boghe condividono gli stessi habitat e sono sensibili alla stessa pastura ed esche ma, al contrario delle boghe, possono avere dimensioni ben diverse! Quindi, portarsi un guadino al seguito, non è una cattiva idea… Pescando con mare in scaduta o mosso saranno le occhiate le più probabili compagne di banchetto delle boghe anche se, con le montature impiegate, difficilmente le vedremo abboccare.
Di notte, oltre alle occhiate, qualche spigoletta potrà interessarsi alle nostre esche, rendendo più interessante ed attenta la nostra pesca.

LE BOGHE DEL SABATO SERA

Per chi è pugliese come me, la vacanza sul Gargano è un must, anche se risicata e di breve durata. Una perla naturalistica che offre tante possibilità per noi pescatori che prediligiamo la bolognese, il surf casting, il ledgering e la pesca all’inglese. Un ventaglio di tecniche adattabili in ogni location, a partire dalla foce del lago di Lesina fin già a Vieste. E proprio in quest’ultimo incantevole borgo ha avuto luogo la mia prima tappa estiva del 2009, ai primi del mese di Luglio. Con un imprevisto: avevo dimenticato i bigattini a casa. Poco male, per fortuna ero munito di coreano, compagno insostituibile per le mie battute di pesca in mare.
Appena arrivati presso la scogliera di punta S.Francesco, dove sorge l'omonima cattedrale da poco restaurata, mi rendo conto che l’unico divertimento, in un primo weekend di questo fresco luglio appena trascorso, è dedicarmi al pescetto a mezz’acqua. Nel porta canne ho due bolognesi, di sei e sette metri, una canna da spinning e due tre pezzi da ledgering. Una volta sistemato il panchetto, grazie al prezioso aiuto della mia compagna, scorgo qualche pesce che guizza a pelo d’acqua. Boghe? Sugarelli? Occhiate? Una leccia in caccia? Domande che avrebbero trovato risposte di lì a poco. Apro la mia bolognese Tubertini Concept PF, una delle novità del mercato che presenta la cima ad innesto, e realizzo con dovizia di particolari una lenza molto morbida, che cali lentamente e si assesti su una profondità di circa due metri e mezzo: una montatura consigliatami da un esperto pescatore barese che milita a livello nazionale con la Pianeta Maver di Bari, da me soprannominato affettuosamente “lu mostr” per la sua perizia e conoscenza pressoché infinita di montature per la pesca in gara.



Esaminiamola assieme nel riquadro a destra: il monofilo in bobina è costituito dall’immancabile 0,16, poi un galleggiante da 2,5 grammi con porta starlight, una torpille da 1 grammo, ed a completare la taratura interviene una spallinata dapprima chiusa, poi aperta man mano che ci si avvicina alla girella. Infine quest’ultima, che fa da connessione al terminale di 20/25 centimetri dello 0,14.

Ha inizio la pesca. E come sempre, all'apertura, parto con una copiosa pasturazione a base di pellets per pesce gatto, dall’odore “orribilante” direbbe Diego Abatantuono, attore comico di spicco con origini proprie legate a Vieste. Il tramonto del venerdì è ancora lontano, si intravedono all’orizzonte alcune nubi che adombrano la bellezza del paesaggio aspro, tipico del Gargano. Alle mie spalle, un bellissimo trabucco, illibato dai segni del tempo. Pare un ragno di legno che tesse la sua tela in mare, alla ricerca di prede nelle profondità della scogliera. Il mare ha poi quel profumo così inebriante, col suo colore azzurro profondo, segno inconfutabile di acque incontaminate che resistono ancora strenuamente alla deturpazione paesaggistica di molti abusivismi del nostro bel paese.

E tra questa melodia marina e l'acutezza dell’azione alieutica, cade vittima dell’agguato la prima boga, simpatica e ballerina. Slamata con cura, è riposta con altrettanta delicatezza in acqua, dato che sono fermamente convinto del catch & release anche in mare. Il combattimento si ripete, stavolta con un esemplare più grosso, altrettanto divertente, che porta spettacolo anche a due giovani turisti tedeschi che si avvicinano per osservarmi. E così per altre quindici, venti, venticinque boghe. Poi arriva l’ora di cena, smontiamo e ci promettiamo di passare un’altra serata così, quella del sabato sera.



La mattina seguente sentiamo che il termine della vacanza si avvicina, quindi si approfitta per andare al mare, fare due passi poi nella vicina Peschici e tornare in pomeriggio presso punta San Francesco, ma dal lato opposto. Il mare è leggermente mosso, c’è un po’ di vento e corrente superficiale, quindi provvedo ad appesantire la piombatura della lenza di un grammo e mezzo. In questo modo non ho problemi a lanciare controvento, dato che Eolo ha deciso di spirare proprio nella direzione opposta a quella di pesca. L’importante è adattarsi, sempre, in qualsiasi condizione.

I raggi del sole accarezzano delicatamente gli occhi, le onde si rincorrono infinite, lasciano quella piccola risacca che fa ben sperare, qualche gabbiano plana sulla superficie del mare per cercare del cibo. Si avvertono anche i cinguettii delle rondini, intervallati dai profumi dei ristoranti che preparano fritti di paranza, gustosi piatti locali e pizze al sapore di mare. La mia compagna Liz si sistema accanto alla mia borsa porta attrezzi ed un piccolo gattino si avvicina e ci scruta con occhio di un’animale un po’ affamato. Poi, si accomoda a pochi passi da noi, in attesa che arrivi qualche bel pesce fresco per cenare degnamente.

Ricomincia il carosello di boghe, una dietro l’altra, attirate dalla ingente pasturazione a base di pellets. La pesca a mezz’acqua sembra vincente, non appena il galleggiante procede in calata, avverto i primi sussulti, poi parte come un razzo. “Vupe” voraci, che aggrediscono il verme coreano e, al momento del recupero, svuotano il contenuto dei loro intestini rendendo i miei vestiti maleodoranti. Per fortuna che c’è l’amuchina nel gilet da pesca!! Questa magica cornice continua fin dopo il crepuscolo, infatti le boghe mangiano anche di notte con lo starlight, una pesca davvero insolita, da febbre del sabato sera. Decidiamo di proseguire fino alle 23, momento in cui la fame fa capolino ed il desiderio di un bel piatto di spaghetti con le vongole è da soddisfare.

Gargano… l’incantevole Vieste… il prossimo anno ho deciso di tornarci. Un altro l'obiettivo: la spigola!

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