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Tecniche di pesca > subacquea
Pesca subacquea in Apnea
Può l’inverno, il freddo, il mare mosso scoraggiare gli appassionati di pesca subacquea e costringerli a mettere in cantina l’attrezzatura? Sicuramente no. I più esperti sanno infatti che proprio in questa stagione, soprattutto nei primi mesi, vale a dire fino a tutto dicembre, si possono fare ottime catture. Se poi ci si spinge a sud dove a Natale, se il tempo è favorevole, la gente fa pure il bagno in costume, si può ancora pescare per ore senza appesantirsi di mute invernali e conseguente zavorra. Ai meno esperti vale invece la pena ricordare che, con le moderne attrezzature e in particolare grazie ai tagli sempre più anatomici delle mute e alla qualità del neoprene, a dicembre fa spesso molto meno freddo in acqua che fuori. L’inverno quindi non è necessariamente un nemico, e se la giornata è buona può regalarci quella meravigliosa dimensione in cui pescando in mare si sente solo la voce delle onde e il leggero sciacquio delle pinne a pelo d’acqua.
La scelta dell’attrezzatura
Buona attrezzatura, buoni risultati
Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita il proverbio, e in omaggio alla saggezza popolare anche nella pesca subacquea iniziare con la attrezzatura giusta è fondamentale per evitare difficoltà o delusioni che potrebbero troncare sul nascere il germogliare di una passione. Uno degli errori più comuni, ad esempio, è quello di mirare troppo in alto, ovvero di scegliere un’attrezzatura da campioni, per giunta spendendo un patrimonio, senza avere poi l’esperienza e la capacità per metterla a frutto. Per cui sarà bene chiarire un punto fondamentale: in certi casi una buona attrezzatura può favorire il risultato, ma quello che conta e per sempre il manico, ovvero tutto quello che c’è dietro il fucile.
Parliamo di fucili e aste
E visto che parliamo di fucile, che è indubbiamente la componente più appagante dell’attrezzatura, vediamo come regolarci per un acquisto equilibrato. Oggi esistono nel settore specifico due tipologie nette e differenziate, ognuna con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi sostenitori e i suoi detrattori, senza che per altro esista un metro insindacabile per favorire l’una o l’altra. Il fucile pneumatico a dominato la scena per anni ed è stato l’arma vincente dei campioni del passato, ma è ancor oggi, soprattutto nei modelli più recenti e sofisticati, assolutamente valido ed attuale. Ovvero il fucile ad elastici, importato dai campioni francesi ma italianizzato dalle nostre aziende elevandone prestazioni ed estetica, ha avuto un enorme successo in questi ultimi anni grazie soprattutto ad alcune caratteristiche, come ad esempio la silenziosità del colpo, apprezzate dagli agonisti. La scelta per chi inizia può non essere facile, ma può essere fatta in base ad alcune caratteristiche che possiamo sintetizzare. Il pneumatico può risultare più potente a parità di lunghezza, ha maggior facilità di brandeggio, una ricarica in acqua più facile e rapita, cosi come più facile il cambio di potenza (se dotato di riduttore) in caso di necessità. L’arbalète ha un tiro più rapito e preciso, e come detto più silenzioso, mantiene la sua potenza anche ad alta profondità ed è relativamente meno costoso. Precisando che l’ultima tendenza dei costruttori ha portato i pneumatici verso gli arbalète, e viceversa, la scelta resta come si vede un fatto di feeling personale. L’unico ma importante consiglio è quello di acquistare un arma proporzionata alle proprie capacità. Non è infatti solo un determinato tipo di pesca a consigliare un certo tipo di fucile, ma soprattutto, per chi è ancora poco pratico di certe tecniche, occorre considerare le eventuali difficoltà di caricamento. E la stessa idea che più il fucile e lungo e potente più facile sarà catturare le nostre prede è assolutamente sbagliata. Innanzi tutto, come detto, bisogna calcolare le difficoltà di caricamento. In un fucile lungo e potente l’operazione necessita di una tecnica e di una forza che difficilmente il principiante può avere. Nel caso di un pneumatico intorno ai 100 cm, soprattutto se, come quelli più attuali, dotato di asta da 7 mm, la flessibilità dell’asta può creare problemi, cosi come la tecnica di caricamento che dovrà basarsi sulla coordinazione fra le braccia e un punto d’appoggio nelle gambe (polpaccio o caviglie). Negli arbalète il giuoco diventa ancora più fisico perché, in un arma della lunghezza di cui sopra , per portare gli elastici alla tacca di aggancio occorrono molta forza e sicurezza tecnica, vincendo il timore di quella molla elastica tesa paurosamente sulle nostre mani. In entrambi i casi si tratta inoltre di fucili che trovano impiego nella pesca di prede di mole come dentici, ricciole e grandi cernie; tutte catture iscritte nel futuro di un principiante che, per i suoi primi successi, farà bene a puntare su pesci più avvicinabili. Il consiglio è dunque quello di scegliere un’arma di media lunghezza, intorno ai 70 cm se pneumatico o poco più se è arbalète.
La muta subacquea
La muta, responsabile del nostro benessere in acqua, è un’altra componente base dell’attrezzatura. La produzione attuale, come detto, e di elevata qualità e, cosi come i fucili e tutte le attrezzature sub in genere, va sottolineato che i prodotti nazionali sono qualitativamente il top a livello mondiale. Partendo dall’idea che in tempi di specializzazione spinta anche fra le mute esistono marcate differenze fra quelle da bombole e quella da apnea, vediamo che il primo criterio di scelta riguarda lo spessore del neoprene. Con gli attuali tagli anatomici e la qualità di un neoprene sempre più morbido e coibente, la classica 5 mm con pantaloni e salopette può andar bene per tutte le stagioni, anche se in inverno e necessario aggiungere guanti e calzari. Da preferire sempre una giacca senza carniera (è una via d’acqua non indifferente ed ostacola i movimenti del torace) e guarnizioni “stagne” ai polsi, alle caviglie, se possibile, anche sul cappuccio . Per chi non intende affrontare i mesi più freddi dell’inverno può andar bene anche una 3.5 mm, sempre con pantaloni a salopette, mentre spessori più sottili vanno riservati non solo all’estate ma, per la loro fragilità , anche ai pescatori più esperti. Più particolare il discorso sul tipo di neoprene da preferire. A chi inizia consigliamo senz’altro il bifoderato, morbido e resistente a stappi e abrasioni, mentre il cosiddetto “ monopelle ” con esterno liscio, che consente un rapido asciugamento della muta (utile soprattutto in inverno durante i trasferimenti in gommone) può risultare un po' delicato per chi non ha ancora molta sicurezza nel muoversi tra le rocce. L’ultimo grido , ovvero il cosiddetto “ spaccato “, invece un neoprene altamente tecnico da lasciare agli agonisti e ai sub più esperti. È vero che su la pelle diventa una ventosa quasi impenetrabile all’acqua, ma è anche vero che per infilarsi una muta di questo tipo occorre essere dei serpenti ben lubrificati di bagno schiuma o di borotalco, oltre al fatto che , da la fragilità di questo tessuto, basta un unghiata maldestra per tagliarlo. Partiamo Quindi con una bifoderata come sopra descritta, ma una scelta cromatica che potrà variare dal nero al mimetico per una muta che avrà le 300.000 alle 500.000 e che eventualmente potrà essere usata anche con le bombole.
Gli altri importanti componenti
Anche nello scegliere la maschera , il vero e proprio occhio del subacqueo, non sarà necessario ricorrere a modelli estremi, che peraltro potrebbero creare qualche difficoltà di adattamento a visi non troppo regolari. Scartati i modelli nati appositamente per l’autorespiratore, caratterizzati da grandi volumi interni, vetrature esagerate e in alcuni casi plurime. Ci si potrà orientare su modelli polivalenti che in genere, per equilibrare volume interno e angolo di divisione, presentano un vetro a doppia lente. Meglio il nero del trasparente, non solo perché questo con il sole può creare fastidiosi riflessi interni, ma anche per che il pesce è più sensibile di quel che si creda allo sguardo umano che, invece, con una maschera nera resta più nascosto. Per chi ha qualche problema di vista ricordiamo la possibilità di dotare queste maschere di lenti ottiche, che possono essere acquistate direttamente nei negozi di articoli subacquei nella gradazione desiderata. Compagno fedele della maschera è naturalmente il boccaglio, la cui essenzialità strutturale ha sempre messo in crisi i creativi della varie aziende. In vari decenni di evoluzione delle attrezzature subacquee questo importantissimo accessorio non è cambiato granché , tanto che i timidi tentativi di modifiche devono essere considerati una necessità di marketing più che una vera e propria evoluzione tecnica. Prendiamo quindi esempio dai campioni, che continuano ad utilizzare boccagli di grande semplicità, adattandone la lunghezza alle proprie necessità o a quelle del mare in cui pescano (corto con mare calmo, leggermente più lungo con mare formato). L’unica accortezza sarà quella di trovare un modello con un’imboccatura adatta al proprio arco gengivale, in modo che anche dopo qualche ora di pesca non si creano dolorose irritazioni della gengiva stessa. Quando al nostro budget di spesa teniamo conto che per una maschera da apnea in silicone nero si possono spendere dalle 50.000 alle 70.000 lire, mentre un boccaglio costa in media 20.000 lire. Il notevole aumento della profondità di pesca trova oggi riscontro soprattutto nell’evoluzione tecnica delle pinne: sono cambiate la lunghezza e la pala, la composizione delle mescole e il disegno di pala e scarpetta. Il tutto per produrre il massimo rendimento con il minimo sforzo. Senza tirare in ballo le mitiche pinne al carbonio, mitiche anche per il loro costo (lire 400.000 450.000), oggi sono molto i modelli in commercio in grado di offrire prestazioni notevoli. Dando per scontata l’adozione della pala lunga, che la differenzia notevolmente dai modelli per autorespiratore, l’importante sarà adattare la durezza della pala stesa alla nostra muscolatura e al nostro stile di pesca. Generalizzando potremmo dire che una pala morbida è più adatta per chi pinneggia molto in superficie e poco in profondità, e una più dura esattamente per l’opposto. Molto importante sarà anche la scelta della scarpetta, dato che la conformazione del piede varia da individuo a individuo e che una scelta sbagliata può essere fonte non solo di vesciche e abrasioni, ma anche di dolorosi crampi. In molti casi il rimedio più semplice, anche se poco estetico, è quello di indossare sotto le pinne un paio di vecchi calzini che miglioreranno lo scorrimento tra la pelle e la gomma. Per un buon paio di pinne si possono spendere in media 120.000 lire evitando risparmi tanto esigui quanto ingiustificati, dato che una pinna che calza male o rende poco potrebbe mettere in crisi le nostre battute di pesca.
Uno sguardo agli accessori
Lo spazio è tiranno e ci impedisce di dilungarci sulle componenti minori dell’attrezzatura, per cui nell’esaminare alcuni accessori complementari dell’attrezzatura procederemo con una rapida carrellata. Per il pallone segnasub, obbligatorio per legge, sceglietene uno con la bandierina gonfiabile, che è più visibile e non rischia di staccarsi. Quelli a siluro risentono meno del vento e della corrente, quelli rotondi sono più visibili. La torcia dovrà essere preferibilmente piccola, con raggio della parabola forte e concentrato, facilità e sicurezza d’accensione, un colore ben visibile se affondante, o anche nero se galleggiante. Piccolo ma efficiente anche il coltello, da portare in cintura o al polpaccio, ma in ogni caso con lama affilata e con un sistema di sgancio rapido e sicuro. Per la cintura di zavorra l’ultimo trend vuole una cintura elastica che evita lo spostamento dei piombi e non ostacola la respirazione.
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