A PESCA IN MARE CON GUIDO

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Pesci pericolosi

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Gli animali marini potenzialmente pericolosi per l'uomo sono moltissimi. Nei nostri mari il loro numero è piuttosto ridotto ed è bene che ogni bagnante li conosca. Escludiamo al momento gli squali che, sebbene possano essere estremamente pericolosi, interessano più i subacquei che i bagnanti che solitamente non si allontanano dalla riva. Gli animali pericolosi appartengono a gruppi estremamente diversi.
I pesci in grado di provocare ferite pericolose o tossiche sono i Myliobatoidei (Dasyatidi e Hobulidi), le tracine (o pesci ragno), l' Uranoscopus (pesce prete) e la Murena. Per i Myliobatoidei parleremo dei Trigoni che nei nostri mari appartengono a tre specie (Dasyatis pastinaca, D. centroura, D. violacea).

Dasyatis centroura Dasyatis pastinaca Dasyatis violacea


Sono pesci cartilaginei di fondo simili a razze che possono raggiungere notevoli dimensioni (fino a tre metri).La loro pericolosità è dovuta alla presenza di un aculeo posto alla base della coda. Quando l'animale viene infastidito, erigendo la coda, può conficcare l'aculeo nella vittima inoculando il veleno. L'aculeo seghettato generalmente colpisce la gamba provocando una ferita lacero-contusa e può spezzarsi nelle carni della vittima. I sintomi consistono in gonfiore e dolore localizzati che aumentano di intensità e possono durare 12-48 ore. Possono essere avvertiti estrema debolezza, senso d'angoscia e nausea, possono verificarsi vomito, diarrea e collasso per vasodilatazione. La regione attorno al punto colpito si scolora e può andare in necrosi. Pare che il principio tossico sia una cardiotossina, probabilmente di natura proteica poichè è termolabile, quindi oltre alla normale disinfezione ed eventuale sutura della ferita si suggerisce di immergere la zona colpita in acqua calda o di applicare impacchi caldi.


Trachinus araneus
I fondali sabbiosi ospitano anche le tracine, più comuni dei trigoni e nelle nostre spiagge sono frequenti' le persone colpite dai cosidetti pesci ragno. Le specie delle nostre acque sono quattro (Trachinus vipera, T. araneus, T. radiatus, T. draco). Le tracine sono molto diffuse nell'Adriatico, le loro dimensioni possono raggiungere i 40-50 cm. di lunghezza, ma sono più comuni gli esemplari di 20-25 cm.. Trachinus vipera è la specie più piccola (fino a 10-14 cm.), ma sembra avere gli effetti più intensi.


Trachinus draco
I bagnanti vengono colpiti, generalmente camminando a piedi scalzi a pochi metri calla battigia, calpestando inavvertitamente le piccole tracine nascoste nella sabbia, ma sono noti casi di subacquei che dopo aver molestato una tracina sono stati aggrediti. Le spine velenifere si trovano sull'opercolo e nella spina dorsale anteriore. Il dolore provocato è immediatamente molto intenso e localizzato, ma tende ad irradiare dopo l0-15', raggiunge il massimo dopo 50', ma può durare da 16 a 24 ore. La tossina sembra provocare abbassamenti pressori e alterazioni del ritmo cardiaco. Anche in questo caso si suggerisce di immergere la parte colpita in acqua a 45 gradi centigradi o nella sabbia calda per 30-90' fino ad alleviare il dolore. È indispensabile pulire la ferita anche da eventuali frammenti di spine e disinfettarla. È pure consigliabile la profilassi antitetanica. Non c'è accordo sull'opportunità di effettuare un bendaggio occlusivo a monte della ferita per rallentare la diffusione del veleno, in ogni caso andrebbe posto il più vicino possibile alla lesione e dovrebbe bloccare esclusivamente la circolazione venosa e linfatica. La presenza di circolazione arteriosa va verificata distalmente alla ferita accertando le pulsazioni. Comunque è indispensabile ripristinare la normale circolazione sanguigna per un paio di minuti ogni dieci.


Scorfano
Un altro pesce che vive affondato nella sabbia è 1'Uranoscopus scaber (pesce prete o pesce lanterna o bocca in cao), possiede delle spine velenose opercolari, gli effetti sono meno intensi di quelli prodotti dalla tracina, ma il trattamento è analogo. L'Uranoscopus è in grado di dare leggere scariche elettriche. Lo scorfano è tipico dei fondali rocciosi, il suo incontro con il bagnante non è frequente. Gli scorfani dei nostri mari appartengono al genere Scorpena (S. porcus, S. scrofa, S.notata), si mimetizzano molto efficacemente sul fondo. I più colpiti sono i pescatori che li maneggiano per slamarli o toglierli dalla rete. A differenza della tracina lo scorfano non attacca l'uomo ed il contatto con le sue pinne munite di spine velenifere è sempre accidentale. Il trattamento della puntura è quello già descritto.


Murena
Sulle scogliere vive anche la murena,è piuttosto pericolosa più per la sua aggressività che per la sua tossicità. Si è molto sentito parlare del suo presunto morso velenoso, in realtà non ha nè specifiche ghiandole per secernere il veleno, nè denti adatti per inocularlo. Come in tutti gli Anguilliformi (grongo, anguilla etc.) è invece il sangue ad essere tossico. La tossina che contiene è termolabile e con la cottura perde il suo effetto, non è noto se sia contenuto anche nella saliva. Tuttavia la pericolosità del morso della murena sta nei denti aguzzi e ricurvi e nel tipo di ferita che possono provocare. Le complicanze vengono evitate con la disinfezione accurata della ferita e con la profilassi antitetanica.


Anemoni
Animali che periodicamente allarmano la stampa quando, seguendo cicli biologici pluriennali a noi poco noti, invadono massicciamente le nostre acque, sono i Celenterati. Checchè ne dicano i giornalisti, iCelenterati come le mucillagini, dipendono poco dall'eutrofizzazione, ma indubbiamente di problemi alla balneazione ne creano parecchi.
I Celenterati comprendono forme polipoidi sessili (attinie, anemoni, coralli, madrepore etc,) e forme medusoidi libere; entrarobe sono caratterizzate dal possedere particolari corpuscoli microscopici chiamati nematocisti. Questi consistono in un sottile tubo avvolto all'interno di una capsula. Quando l'animale viene stimolato la capsula si rivolta a mò di guanto e il tubo si estroflette penetrando nella vittima.
Le forane sessili vivono soprattutto attaccate a substrati duri e interessano quindi i subacquei o i bagnanti che tra gli scogli cercano ai pescare lattili o catturare granchi.


Meduse


Le meduse sono natanti e per la loro trasparenza non vengono notate dai bagnanti che facilmente vengono colpiti. Le specie che frequentano le nostre spiaggie non sono considerate letali per l'uomo, ma è sempre da tener presente il rischio di sensibilizzazioni e di risposte anafilattiche che proprio studiando i Celenterati furono ossrvate per la prima volta ( da RICHET nel 1913). Soggetti ripetutamente colpiti o che presentano vaste aree urticate, andrebbero comunque indirizzate al pronto soccorso. È da considerare comportamento incosciente quello di tuffarsi dalla barca al largo, in acque infestate da meduse, senza prima guardare. Entrare in un fitto banco di meduse può essere, oltre che spiacevole, gravemente pericoloso. Inoltre al largo è possibile incontrare la Physalia (caravella portoghese) che possiede filamenti lunghi qualche metro e può essere letale per l'uomo.
I principi tossici isolati da questi animali sono parecchi, alcuni sono di natura proteica, variano da specie a specie. Il contatto con attinie ed anemoni è in genere più localizzato e provoca effetti meno intensi. In ogni caso è bene lavare la parte colpita con acqua di mare, l'uso di acqua dolce stimolerebbe le nematocisti ancora cariche presenti sulla cute. L'asportazione di frammenti di tentacoli dovrebbe essere fatta con oggetti smussati. A questo scopo è utile cospargere la parte coperta con grossi frammenti con talco, farina o sabbia come agente essicante per poter coalizzare i tentacoli. Anche l'alcool è efficace come fissatore-stabilizzante contro la liberazione delle nematocisti. Ricordiamo che ciò che è venuto in contatto con i tentacoli può secondariamente urticare, soprattutto i subacquei devono evitare di toccarsi il viso e le labbra con i guanti usati per pescare i mitili. È utile l'applicazione di acido acetico (aceto) o alcool isopropilico 40-70 gradi per almeno 30 minuti. Efficaci possono essere anche 1' ammoniaca o il bicarbonato di sodio e ovviamente le pomate antistaminiche.
È opportuno spendere qualche parola sui Bivalvi. È notorio il rischio di contrarre agenti patogeni veicolati dai mitili che per questo devono provenire da allevamenti idonei dal punto di vista batteriologico ed essere opportunamente stabulati. Sono molti quelli convinti di poter risolvere il problema con una veloce cottura, ma oltre al rischio di contrarre il tifo e l'epatite, c'è sempre quello di intossicazione.
Alcune specie di Dinoflagellati che fanno parte del plancton, sono protagoniste di improvvise ed intense fioriture comunemente chiamate "maree rosse" per la colorazione che possono dare al mare quando lo popolano a concentrazioni elevatissime. Questi microorganismi producono alcune tossine (brevetossina, saxitossina) che provocano tra i pesci gravi morie, i bivalvi filtrandoli concentrano la tossina alla quale sono immuni, diventando essi stessi tossici. I principi tossici sono neurotossine, non sono termolabili e pur essendo in gran parte identificati molecolarmente, non sono ancora stati trovati rimedi efficaci. La gravità dei sintomi dipende dalla quantità di tossina ingerita. Da arrossamenti cutanei e disturbi gastroenterici si può passare a disturbi nervosi quali perdita di sensibilità, paralisi, difficoltà respiratoria fino al soffocamento. In questo caso bisogna tentare la respirazione artificiale anche se ciò risulterà probabilmente insufficiente.
Sull'origine delle maree rosse si sta tuttora discutendo, potrebbe essere implicata anche 1'eutrofizzazione, ma si sono verificati di questi episodi anche in periodi antichi e in acque di aree non antropizzate. Quando si verificano vengono sempre vietate la pesca e la balneazione.

TORPEDINE MARMORATA

la pericolosità di questo animale sta nel fatto che per catturare le prede e per difendersi emette scariche elettriche. Possono produrre scariche fino a 220 volts.


CONCHIGLIE:
Ho voluto iniziare proprio dalle conchiglie in quanto rappresentano forse la voce meno scontata e meno conosciuta. Senz'altro è più probabile che si venga tentati di raccogliere una conchiglia in mare anzichè accarezzare un barracuda di un metro e mezzo, eppure alcune specie di CONUS (un particolare tipo di conchiglie di pochi centimetri a forma di "cono") possono essere molto pericolose.
Ricordate che il mare, per motivi di rispetto della natura, non deve essere mai "depredato" ... semmai dovete proprio prendere un "ricordino" vi consiglio di raccogliere le conchiglie morte che si trovano sulla spiaggia (attenzione: in molti paesi è vietato !).
I Conus hanno la caratteristica di avere una freccia acuminata che l'animale scocca quando deve attaccare o difendersi .
ATTENZIONE: la freccia può penetrale nella pelle della mano ed è velenosa quanto un cobra ! (quindi può essere letale !)
Ci sono stati casi in cui la freccia è riuscita a penetrare il fianco di un sub (che l'aveva raccolta e posta in una retina) attraverso la muta !!! Non c'è antidoto !
Nella foto e nel disegno a fianco i Conus sono "ripuliti"; in mare possono cambiare però di aspetto (soprattutto di colore) a causa delle concrezioni di alghe sul guscio oppure perchè parzialmente ricoperte dalla sabbia; inoltre ne esistono molte specie (sono presenti in tutti i mari tropicali) con diverse livree...concentratevi quindi sulla forma.
In caso di puntura: chiamare il medico, immergere la parte colpita in acqua molto calda (40-45 gradi per un'ora o più), e bendarla stretta. Esiste anche un'altra conchiglia velenosa (chiamata: TEREBRA) sempre a forma di cono ma più allungato e fino: quest'ultima però è meno pericolosa del "conus" ma...attenzione ai barbigli.



RICCI DI MARE
Pochi sono velenosi...ma se calpestati o anche semplicemente sollevati in mano possono fare molto male.
Ricordo che durante il mio viaggio tropicali a Huahine presi "delicatamente" (come fosse un normale riccio "nostrano") un grande riccio per osservare il curioso "finto" occhio che aveva tra gli affilati aculei, risultato: una puntura dolorosissima che a causa del veleno iniettato (per fortuna non potente) mi paralizzò la mano per mezza giornata !
Quella puntura mi servì di lezione (non bisogna mai toccare nulla di sconosciuto !) e mi andò anche bene: esiste infatti un tipo di riccio: il "RICCIO FIORE" che se preso in mano può essere mortale per l'uomo (vedi foto a dx, quello rosa!)
Questo pericoloso riccio normalmente di giorno usa mimetizzarsi con pezzetti di roccia e corallo sul guscio...quindi attenzione: può assumere un aspetto diverso da quello della foto !


Anche alcune STELLE MARINEe certe specie di OLOTURIE (o Cetrioli di Mare ) possono essere urticanti !
Anche in questo caso ci sono cascato:
ricordo il dolore che mi provocò il toccare una grande stella marina verdognola dalle spine apparentemente morbide alle Maldive; si trattava di una "Corone di spine" (vedi foto a dx) che possono assumere colori che vanno dal verdognolo al rosso-rosa.

Leggi anche:
Cosa fare in caso di punture di meduse nostrane o poco velenose

La puntura della medusa

La Pelagia noctiluca è piccola, ma terribile, detta anche "medusa luminosa" perché di notte brilla.

a cura di: Dott. Giancarlo Gallone (pediatra)

Desidererei sapere cosa posso fare se, trovandomi a mare, una medusa "punge" il mio bambino: se c'è una pomata adatta o uno spray o qualcos'altro da tenere a portata di mano?

Gentile Signora, sperando che non succeda al suo bambino le invio questi semplici consigli. Come nel 1992, quando la Pelagia noctiluca, la regina dei celenterati che scorrazza per il Mediterraneo, mandò a casa i bagnanti di mezza Italia con bolle, vesciche e irritazioni, pare che anche quest'anno ci sia un rischio concreto. La Pelagia noctiluca è piccola, ma terribile, detta anche "medusa luminosa" perché di notte brilla.

Le sue dimensioni sono ridotte, con un cappello di soli dieci centimetri e tentacoli esili e lunghissimi che provocano fastidiose dermatiti. In caso di contatto, che può provocare sulla pelle una reazione locale, conviene applicare garze imbevute di acqua tiepida e aceto al 50%. Attualmente non esistono indicazioni all'uso dell'ammoniaca. È vero, però, che sono state usate tante di quelle sostanze (ammoniaca, alcol, bicarbonato di sodio, acido borico, addirittura succo di fichi o di limone) da far suggerire la necessità di variare il pH cutaneo, insieme all'innalzamento locale della temperatura, per ottenere un giovamento.

Può essere utile sciacquare la parte dolente con acqua salata tiepida. Sconsigliato anche l'alcol che può stimolare l'apertura dei nematocisti, le cellule urticanti presenti soprattutto nei tentacoli. Da evitare anche l'acqua dolce, il ghiaccio e le frizioni di sabbia. Vietato grattarsi perché così si stimola l'attività muscolare e si mette in circolo più velocemente il "veleno". Il trattamento locale deve essere continuato per alcuni giorni con pomate di corticosteroidi e antistaminici per via generale. In caso di vere e proprie ustioni il trattamento può essere diverso e deve essere valutato dal medico.

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