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Saraghi di notte

Tecniche di pesca > Pesca da terra
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Con il passare del tempo le tecniche di pesca dedicate ai saraghi, che si trovano spesso in branchi numerosi e raggiungono con il maggiore ad esempio, il considerevole peso di due chili, si sono affinate sino ad arrivare alla pesca notturna e antecedente il buio, con il bigattino.
Questa tecnica, in particolare in Liguria, dà i suoi frutti specialmente nei mesi compresi tra a
aprile e novembre, periodo in cui il sarago è particolarmente attivo. Durante il giorno l'attività di questo sparirle, che predilige la tranquillità degli anfratti del fondo roccioso, è pressoché nulla; conviene perciò iniziare la pesca nelle ore del tramonto.
La vicinanza alla costa e la ricerca di cibo si evidenziano in condizioni di tempo stabile, con mare calmo e acqua chiara, intorno a due, tre ore dopo il tramonto sino a una, due ore dopo la mezzanotte.
In condizioni di tempo perturbato, con mare mosso o in scaduta, l'attività del sarago è altresì presente, sebbene in percentuale minore, anche di giorno.
Lo sparirle accentua la sua attività nelle serate autunnali senza luna, tuttavia si possono avere eccellenti riscontri anche con plenilunio.
Ottimi obiettivi le scogliere naturali e artificiali con presenza di scogli isolati con un fondale di almeno sei sette metri, ma si rivelano proficue anche le spiagge con un fondale di due tre metri, costituito da un misto tra sabbia e scogli e, I'immancabile banchina



La scelta del luogo

Prima di decidersi a pescare in una zona, le cui caratteristiche a prima vista sembrano ottimali, occorre studiare il gioco delle correnti e dei venti che nelle ore notturne sono presenti in quel determinato tratto di mare, per essere sicuri di non trovarsi a pescare con il vento frontale o con una forte corrente trasversale, componenti che possono con molta probabilità compromettere l'esito della serata.
Un altro fattore importante per la scelta è l'accurato esame del punto esatto in cui si vuole pasturare e di conseguenza pescare; generalmente i punti dove si trova la maggior concentrazione di saraghi sono le vicinanze di grossi scogli e di profonde spaccature, per cui è bene "scandagliare" a vista ogni possibilità.


Attrezzatura


L'attrezzo ideale per questa pesca è una canna bolognese di 67metri possibilmente con azione di punta, abbinata a un mulinello con ottima frizione che contenga 200 metri dello 0.14.
E' sempre meglio aggiungere all'attrezzatura anche un'altra canna analoga, ma con monofilo in bobina dello 0.18, per far fronte a tutte le situazioni che si possono frequentemente presentare; infatti, pescando al sarago, è facile incontrare branchi di orate e di spigole.
Esistono diversi tipi di calamento atti a insidiare questi sparidi, il cui uso è legato alle varie condizioni del mare e del vento.
II più comune è tuttavia quello con il galleggiante fisso e la piombatura "a scalare"; il galleggiante, a forma di goccia, deve essere adatto all'istallazione della Starlite e generalmente non superiore a tre grammi.
La piombatura "a scalare" viene distribuita, a seconda del peso che il galleggiante è in grado di tenere e della profondità di pesca, a partire da 30 cm dal galleggiante e a circa mezzo metro dall'amo.
E' bene usare varie grammature
di pallini spaccati, la cui distribuzinne, dal galleggiante all'amo, deve essere in ordine decrescente. Questo tipo di piombatura assicura all'esca una discesa in pesca lenta e naturale, fattore molto importante soprattutto se si fa lavorare il richiamo nel mezzo della pastura che sta scendendo verso il fondo.
E' consigliabile terminare il calamento legando l'amo direttamente alla lenza madre, per evitare di effettuare troppi nodi che potrebbero essere pericolosi nella fase del recupero del pesce e per una maggiore linearità dell'azione dei calamento.
Per questo motivo il monofilo più adatto deve essere dotato di ottime elasticità e morbidezza.
Tuttavia, riguardo ai finali, occorre tener conto di una regola la quale consiste nell'aumentare di due numeri la lenza madre in confronto al finale. Es: se si usano finali dello 0.14, in bobina andrà un monofilo dello 0.16.
Di rilevante importanza è la scelta dell'amo, che deve essere diritto a gambo lungo e molto affidabile, considerando che si usano numeri dal 14 al 18 con pesci che hanno robustissime denta
ture. Oltre a queste caratteristiche, l'amo deve avere un'ottima capacità di penetrazione per poter innescare un verme delicato come il bigattino.
II calamento preso in esame è senza alcun dubbio il più usato e quello anche che dà maggiori frutti, tuttavia ha il difetto di risentire la presenza del vento, soprattutto quando si usano galleggianti leggeri (un grammo, un grammo e mezzo), con il rischio di non riuscire a pescare nel punto voluto. In questo caso subentra un'alternativa che, pur essendo più grossolana, dà anch'essa discreti risultati: il calamento con la "torpilla". La torpilla viene fermata a mezzo metro dall'amoconpallini spaccati, e, per evitare
che possa scorrere fino al galleggiante, anche nella parte superiore. E' da ricordare che in tutti i calamenti, per avere una sensibilità perfetta, è necessario regolare la piombatura in modo che la parte emersa del galleggiante sia solo la Starlite. Con questo calamento si otterrà una buona azione di pesca anche con vento forte, facendo perdere però il movimento naturale all'esca in confronto della scalare.


Esca

Come già accennato, l'esca principe di questa disciplina è il bigattino.
Proveniente dalle acque dolci, la larva di mosca carnaria sta prendendo sempre più campo anche in ambiente marittimo dove sta ottenendo ottimi risultati. L'innesco è fondamentale per stimolare la curiosità del sarago.
Un bigattino va innescato per tutta la lunghezza del gambo e altri due si lasceranno a penzoloni innescati nell'estremità più larga del corpo orizzontalmente In questo modo si otterrà una sorta di "calamaretto con i tentacoli in movimento" che scendendo verso il fondo in corrente rappresenta un ottimo richiamo. La pasturazione è come in tutte le tecniche indispensabile per ottenere il massimo dei risultati.
Nel caso del bigattino ottenere una pasturazione perfetta è molto difficile, trattandosi di un'esca molto leggera e sensibile alle correnti anche minime che difficilmente raggiunge il punto esatto di pesca.
Per questo fatto le case produttrici di articoli di pesca hanno inventato vari prodotti per far fronte a questi inconvenienti.
II prodotto più usato e di maggior utilità è senza dubbio una colla che, aggiunta ai bigattini, ha la funzione di creare delle "palline" che, una volta lanciate con la fionda, raggiungono il fondo velocemente per poi sciogliersi lentamente e lasciare liberi in corrente i bigattini nella zona di pesca. Tuttavia si potrà pasturare tranquillamente senza bisogno di alcun prodotto, pescando in acque poco profonde o in luoghi dove non si
riscontrino correnti.
E' necessario pasturare abbondantemente appena giunti nel posto di pesca e dopo ogni due o tre lanci, oltre che ad ogni cattura, per mantenere a tiro di canna i pinnuti.



Azione di pesca

I saraghi, e in particolare il maggiore, specialmente nelle ore notturne, transita a mezz'acqua; per cui è bene iniziare a pescare sollevati di uno o due metri dal fondo per poi, in mancanza di abboccate, scendere a poco a poco sino a che non iniziano le prime "filate". La toccata è chiaramente riconoscibile.
II galleggiante, dopo due o tre colpetti, affonda lentamente. Attenzione, questo non è assolutamente il momento di ferrare, contrariamente a quanto suggerirebbe il nostro istinto di pescatore. Nella quasi totalità dei casi conviene ferrare dopo che il galleggiante si è inabissato una seconda volta, segno sicuro che il sarago, dopo aver assaggiato l'esca, ha deciso di mangiarla definitivamente.
Dopo aver messo in pesca il nostro calamento è bene assicurarsi che la frizione del mulinello sia regolata a dovere, per far fronte, nel momento in cui si ferra un sarago maggiore di grosse dimensioni, alle imprevedibili sfuriate chehain "repertorio".
Infatti lo sparide è molto combattivo e occorre forzarlo di tanto in tanto durante il recupero per farlo risalire dal fondo e per ovviare al pericolo che si possa intanare sotto gli scogli e negli anfratti mettendo in serio dubbio la riuscita della cattura.


 
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