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Tecniche di pesca > Surfcasting
Surfcasting
Surfcasting - Wandersurf
La differenza fondamentale tra surf e wandersurf sta nel fatto che si passa da una tecnica di pesca passiva ad una specie di caccia, una tecnica attiva fatta di spostamenti e continue prove, dove il pescatore tenta zone diverse di mare saggiando diverse distanze e diversa situazioni. È d’obbligo un’attrezzatura contenuta ed una sola canna che sia leggera e potente.
Per gli appassionati di surfcasting si aprono nuovi orizzonti e nuove tecniche di pesca. Su un suggerimento proveniente dal sud sta prendendo corpo il wandersurf, un particolare tipo di pesca a surfcasting che basa la sua forza sulla possibilità di assaggiare diversi settori di pesca. Wander deriva infatti dal l’inglese to wander (girovagare). Si tratta di una tecnica che affianca quella ormai collaudata a postazione fissa che si propone di raccogliere nuovi dati e conoscenze per migliorare sia la tecnica propria che quella tradizionale. Il principio di base consiste nella ricerca del pesce e non nell’attesa passiva a cui siamo abituati. Questo è tutto ciò che attualmente non può essere messo in discussione, in pratica e solo la filosofia di questo tipo di pesca. L’attuazione invece non ha ancora un carattere ben definito anche se, come vedremo, esistono già due scuole che hanno delineato un proprio modus operandi. Le antiche limitazioni volute dalla postazione fissa possono essere eliminate, in particolare si mette in evidenza cosa succede nel resto della spiaggia che non può essere coperta da una normale batteria di canne impostate sul il picchetto. Tutto ciò presuppone una grande agilità, una facilità negli spostamenti che non incida più di tanto sull’autonomia del pescatore. A questo proposito è d’obbligo una parentesi dedicata all’attrezzatura. Gli esperimenti della passata stagione hanno consacrato la vitalità dell’unica canna, condizione indispensabile per aver un minimo di autonomia. Ma non si tratta soltanto di eliminare il resto delle canne, anche la stessa deve essere leggera e con una potenza di lancio effettiva tra i 100 e i 200 gr. In questo contesto si inseriscono perfettamente le canne a ripartizione. Il picchetto reggi canna, indispensabile anche in questo caso, può essere in alluminio o in plastica. Una sola canna si segue con più attenzione e i servigi di un picchetto affidabile ma pensate non valgono la fatica del trasporto. Stesso discorso per la sedia, la cassetta porta attrezzi, il supporto per le esche e per tutto ciò che ci dobbiamo portare a presso. Tutta l’attrezzatura va rivista sia per quanto riguarda il peso sia per quanto riguarda la quantità. Tutto il superfluo va eliminato. L’ottimo si raggiungerà solo dopo qualche uscita. Abbiamo detto che si sono delineati due modi di procedere. Il primo, il più sacrificato, quello che richiede maggiori doti atletiche, prevede il sondaggio di tutta la spiaggia controcorrente. Si tratta naturalmente di un lavoro di equipe che inizia all’estremità della spiaggia e finisce, procedendo controcorrente, all’altra estremità. Il procedere più
Accreditato è quello del salto di posizione ossia l’ultimo scavalca tutto il
Gruppo e si assesta in prima battuta e cosi via finchè non si è sondata tutta la
Spiaggia o, nel caso di litorali troppo estesi, il settore che interessa.
Questa tattica ci consente di sondare un più vasto territorio ma non ci
Garantisce l’opportunità temporale. Può succedere ad esempio che sondata
La prima parte della spiaggia senza esito positivo, questo si popoli di ricche
Prede solo quando noi siamo già a distanza di sicurezza e comunque avviati
Verso un'altra direzione. A mio avviso questa tattica acquista valore in un
Contesto organico e non in una singola battuta. Sicuramente il miglior modo
Per la ricerca di nuove informazioni sulle abitudini dei pesci e sulle
Caratteristiche delle spiagge. Un lavoro pesante che solo un organizzazione
Come surf casting Italia può portare a termine. L’altro modo di procedere
Consiste nell’individuazione di diversi settori contigui tanti quanti sono i
Componenti dell’equipe, da una batteria di canne ma affrontati da una sola.
In pratica si tratta di organizzare delle postazioni fisse ma molto elastiche.
Dal centro di ogni settore il pescatore spazia nell’ambito della propria
Postazione carpendo informazioni dai tentativi effettuati all’infuori dei
Normali canoni di pesca. Ciò vuol dire che con una canna il pescatore non
Rinuncia a quello che, di sicuro ormai, offre la postazione fissa e l’esperienza
Di un consolidato sistema di pesca potendo comunque, per quello che gli
Consente un ampio settore di spiaggia sondare ed effettuare tentativi in
Condizioni nuove votate alla ricerca.
Surfcasting - Esche e terminali per la spigola
Per insidiare la spigola si possono usare molte esche; possiamo dividerle in due categorie: generiche, cioè appetite non esclusivamente dalla spigola, e specifiche ossia dirette principalmente alla cattura di questa o di qualche altro occasionale, ma sempre ben venuto, predatore. Tra le esche generiche citiamo il cannolicchio, il murice surgelato, le trance di muggine , il calamaro, e la sorprendente sardina. Le esche specifiche, si possono dividere ancora in due categorie: vive o morte. Per quanto riguarda quelle morte, troviamo le trance di muggine che diventano un esca specifica, rivolta quasi esclusivamente a spigole di grossa taglia, se si usano grossi inneschi, dal 4/0 al 7/0; troviamo poi la testa del calamaro, o ancora meglio un calamaro intero. Ancora ottime esche sono il granchio e la cicala di mare, che spesso però e di difficile reperibilità e dal costo non proprio incoraggiante. Queste ultime (granchio e cicala) sono valide anche per le grosse orate e per le ombrine. Per l’uso pratico possiamo dire che, trattandosi di insidiare un predatore, è bene che le esche possiedano la massima mobilità possibile e dato che le condizioni più adatte si presentano con mareggiate di medio/bassa intensità o meglio ancora con le scadute, il terminale più adatto sarà di mt. 1,5 – 2,0, meglio se scorrevole. Il terminale può diventare doppio in circostanze particolari, ad esempio quando l’unica turbolenza è sulla sommità di un banco o nel risaccone sotto riva. La lunghezza sarà appunto doppia rispetto al normale, ossia mt. 3/3,50 circa. Impiegheremo con il doppio finale esche piccole: trancette di calamaro, filetti di sardina… questo per consentire al terminale la massima motilità anche in condizioni di scarsissima corrente. Lo spessore del nylon di ciascun terminale varierà a seconda del volume degli inneschi; in genere si parte da uno spessore di mm. 0,40 per arrivare ad un massimo dello 0,60. Si tenga conto che è meglio per problemi d’assetto e compostezza in volo, non oltrepassare la misura del 5/0 ma anche questa è già usabile con difficoltà. Oltre questa, è quando l’eccessiva turbolenza non consente l’uso del doppio terminale, è conveniente passare agli short di 80 cm. Gli inneschi più voluminosi saranno riservati a questo terminale da cui però, se usato in condizioni non troppo turbolente, non ci si potrà aspettare l’elevata mobilità che è propria del doppio terminale. Sarà quindi opportuno, con lo short usato in queste condizioni, adottare soluzioni galleggianti come il “ciao – ciao” che consiste in una sbarretta di polistirolo o di sughero da sistemare all’interno dell’esca, per esempio le grosse trance di muggine. In questo modo persino gli inneschi più voluminosi, avendo il peso bilanciato dalla sbarretta di sughero, saranno sensibili anche a correnti molto deboli, acquistando, pur in condizioni di mare stanco, un’ottima motilità. Se la conformazione dell’esca non consente l’uso del “ciao – ciao”, si potrà utilizzare lo zatterino; esso consiste in un galleggiante di sughero ricavato da un tappo di bottiglia opportunamente sagomato e attraversato da uno spezzone di Acciaio, le cuì estremità vengono ripiegate a formare due occhielli. Ad uno va collegato un tratto di nylon di 1 mt. Circa (di norma uno 0,60) montato sopra il piombo; all’altro il terminale vero e proprio. Lo zatterino non si presta a grossi inneschi, al massimo si può arrivare ad un 2/0, sarà quindi impiegabile, ad esempio, con i già nominati murici, o con le trancette di calamaro. L’effetto dello zatterino è quello di sollevare l’esca dal fondo e perciò di farla lavorare più o meno a mezz’acqua. Da sottolineare che lo zatterino possiede ottime doti di divergente, e con lui in azione si possono quasi dimenticare i grovigli e ciò che più stupisce, e che questo vale anche quando il mare è veramente mosso. Gli ami da impiegare con questi calamenti sono molti, la misura può arrivare a seconda dell’esca prescelta dai piccoli numeri 1 e 2 a quelli più grandi sino al 7/0, praticamente tutte le misure per il surf a seconda del terminale usato. È meglio che siano in acciaio inossidabile e piuttosto robusti, in commercio ne esistono di vari tipi. Tornando ai terminali, il perché di una certa preferenza per le soluzioni galleggianti si spiega, a mio avviso, per un preciso motivo: non dimentichiamo infatti che stiamo insidiando un predatore, il cui istinto è stimolato, oltre che da richiami olfattivi anche, e forse soprattutto, da quelli visivi collegati al movimento ed alle vibrazioni prodotti dalla potenziale preda. Per cui un esca in continuo e disordinato movimento, che in oltre non striscia necessariamente sul fondo, cosa adatta più ai grufolatori, ma che anzi è sollevata rispetto a quest’ultimo, costituisce per la spigola, abituata a cacciare pescetti in difficoltà a mezz’acqua, un richiamo spesso irresistibile. A proposito di richiami irresistibili, siamo giunti a ciò che di più selettivo si può impiegare nella pesca della spigola: l’esca viva. L’impiego del vivo nel surf, rappresenta un capitolo particolarmente vasto e visto il poco spazio rimasto lo tratteremo nei particolari in un prossimo appuntamento. Qui possiamo anticipare che quando si parla di esca viva ci si riferisce ai muggini e alle anguille, il loro uso è indicato in condizioni di mare non eccessivamente mosso, sia per la difficoltà d’impiego in condizioni esasperate, legate al forte vento e all’eccessiva turbolenza, sia perché in tali condizioni acquistano addirittura minore efficacia. Per quanto riguarda l’anguilla la dimensione ideale varia più o meno tra i 30e i 50 gr , non si può dire quale calamento sia ideale, ma secondo i criteri visti, si potrà scegliere il terminale più consono alla situazione in cui ci troveremo. L’innesco avviene in genere su uno, oppure due ami fissati sul calamento ad una distanza di 10 cm circa l’uno dall’altro. Un amo aggancia la parte terminale della coda, l’altro va appuntato appena sotto la pelle, all’altezza della spina dorsale, facendo attenzione che l’inserimento dell’amo sia il più superficiale possibile, in questo modo l’anguilla rimarrà viva per molte ore. L’efficacia dell’anguilla è massima in prossimità di foci e nel lasso di tempo che va dal tramonto all’alba, quest’ultima è una caratteristica di tutte le esche vive.
Surfcasting
Attraverso le coste pugliesi si arriva fino all’Adriatico, un mare che fino a pochi anni fa veniva considerato poco adatto alla pratica del surf. Fortunatamente il tempo e i pionieri di Puglia hanno dimostrato che così non è, ma anzi, dalle loro esperienze il surfcasting si è diffuso verso nord, fino all’Abruzzo. Nel versante Ionico si può individuare un centro nevralgico e geografico: Riva degli Angeli. Dall’altra parte invece il surf è uniformemente pratico anche se con risultati alterni. Marmore e spigole sono le prede più frequenti, da S. Maria di Leuca fino al Gargano.
Surfcasting
Roma è capitale, anche nella pesca. La zona con più alta densità di pescatori (chissà perhè) è a nord di Roma. In particolare Ladispoli e Montalto di Castro. Questi sono i punti caldi con le più grosse concentrazioni di marmore e orate di tutto il Lazio. In tarda primavera fino all’estate si pesca 24 ore su 24. Prima a caccia di orate, quelle grosse che abboccano su esche corpose come il cannolicchio o il bibi, ma a distanze notevoli raggiungibili solo con un buon lancio e filo non superiore allo 0,20. Poi, durante la notte con le marmore, sempre grosse, anche un chilo. Il solo problema di queste spiagge sono le alghe. Quando soffiano venti occidentali infatti, l’acqua si intordida. Arrivano i saraghi, anche se non grossi, ma anche le alghe. È molto spesso impediscono ogni tentativo di pesca.
Surfcasting
Vale lo stesso discorso fatto per la Sardegna. È un’isola e quindi qualunque vento spiri, un posto dove andare a pescare lo si trova sempre. Il versante meridionale però è quello che in termini di pescato da maggiori soddisfazioni . Gela e zone limitrofe è piena di marmore e spigolette. Fino a Sciacca è un susseguirsi di spiagge adatte. Ma anche le spiagge della provincia di Trapani, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, risultano ricche di ogni tipo di pesce. Dalla marmora alla leccia stella.
Surfcasting
La Toscana è una delle regioni più attive in tema di pesca sportiva ed il surfcasting, in particolare, è una delle tecniche più diffuse. La pendenza delle spiagge varia a seconda delle posizione; in generale è pronunciata al centro, meno al nord e ancora meno a sud. Questa importante differenza determina le tecniche di pesca che naturalmente sono affinate in funzione dell’ambiente e delle possibili catture. Bibbona è il centro storico della pesca alla spigola, il più famoso, il centro dal quale il surfcasting si è diffuso in tutta la Toscana. E’ il grossetano, specialmente negli ultimi anni e grazie anche ad una serie di iniziative promozionali, che sta incontrando i favori degli specialisti. L’hot stot è la foce dell’ombrone con tutte le spiagge limitrofe. A seconda dei periodi si catturano marmore, saraghi, ombrine, rombi, e spigole e in particolari condizioni, con vento di libeccio, anche lecce e pesci serra.
Il litorale toscano
Il tratto di spiaggia che va dalla foce del fiume Serchio alla foce del fiume Arno è, senza ombra di dubbio, ottimale per esercitare il surfcasting per la conformazione aperta della spiaggia, con zone di turbolenza non eccessiva dove i frangenti rompono su distanze che oscillano dai 60 ai 100 mt. Le catture sono frequenti e di ottima taglia ed anche di qualità. Le foci dei due fiumi, che chiudono a nord e a sud quel tratto di spiaggia, rendono infatti molto pescose le acque della zona; non deve sembrare perciò esagerato sentir dire che frequentemente le catture di spigole superano abbondantemente il chilogrammo. Passato l’Arno, scendendo verso Livorno, si attraversa una zona molto buona: quella di Marina di Pisa, dove in alcuni punti (la spiaggia del litorale di Marina di Pisa davanti ai bagni della Aerobricata) si possono catturare marmore di una certa consistenza. La spiaggia del Calambrone, dove sfocia lo scolmatore sarebbe adatta al surf ma purtroppo gli scarichi e gli enormi fari notturni tengono lontano anche i più accaniti pescatori. Dall’altro lato della città, verso sud, vi è una zona chiamata Secche o Scogli dell’accademia dove non si esercita proprio il surfcasting ma una pesca da scoglio; lì si possono pescare saraghi e, talvolta, anche orate. Superata Livorno, la costa rocciosa fa da padrona per un buon tratto e per poter ritrovare una buona zona di pesca a surf bisogna arrivare fino a Cecina. Le spiagge che si aprono alla foce del fiume omonimo ben si presentano alle tecniche del surf e non è difficile fare delle ottime catture di marmore e di spigole. Proseguendo oltre, verso sud, le spiagge del litorale tirrenico riscoprono la loro vocazione per il surf: da Marina di Bibbona fino a Torraccia è un susseguirsi di zone pescose ed ideali per i lanci tecnici dei più esigenti pescatori di surf. Queste spiagge sono ottime sia come conformazione, sia come resa; occorre però che il mare sia quello giusto: a scaduta di libeccio o con un discreto scirocco. Superata Marina di Bibbona arriviamo alla Torraccia, una spiaggia favolosa per il surfcasting: chiusa tra 2 promontori, con una discreta profondità e con sabbia di tipo granuloso. Ci sono tutti i presupposti per ottime catture. Lasciato il continente, con mezzora di traghetto da Piombino, arriviamo all’isola d’Elba che offre, tra le sue tante meravigliose zone naturali, numerose spiagge dove si può fare del surf. Quella più conosciuta è la spiaggia di Lacona, da Capo di Forza a Capo Stella, dove, una profondità massima di circa 7/8 mt e un fondo sabbioso, portano i frangenti a rompere in torno a 80/100 mt e si hanno così buone possibilità di lancio delle esche nelle zone migliori. Le zone più redditizie sono: quella di Capo Stella, la spiaggia di Marina di Campo, e la spiaggia di Biotola nell’omonimo golfo: i risultati saranno sicuramente ottimi. L’Elba può essere anche un paradiso per i pescatori da scogli.
Surfcasting
In Liguria a muovere il mare sono i venti meridionali. Ma questo non risulta un vero handicap poiché i locali hanno adattato il surf alla loro realtà trovando ottimi spunti anche col mare calmo. I migliori carnieri di marmore, la preda più frequente e per la quale gli agonisti liguri sono dei veri specialisti, vengono infatti effettuati senza vento. Le spiagge di questa regione sono numerose ma non molto estese. La stragrande maggioranza ha un declivio molto accentuato tanto che le onde vanno a morire direttamente sul il gradino di risacca, senza attraversare una vera e propria zona di battimento di frangenti. Le spiagge più popolari sono quelle in provincia di Savona, da Spotorno a Varese. Le marmore si catturano dalla primavera all’autunno esclusivamente con la ciliegina , il verme rosso di Napoli, altrove chiamato arenicola.
Surfcasting
E finalmente siamo giunti all limite del surf. Oltre l’Abruzzo infatti ogni tentativo è ancora a livelli pionieristici e ciò secondo me vuol dire soltanto che esistono ancora buoni margini di crescita. Le coste di questa regione sono molto variegate, ora alte ora basse, ma soprattutto, le spiagge, sono spesso protette da barriere frangiflutti. Ciò comporta un adattamento del surf che i compagni adriatici hanno saputo indirizzare nel verso giusto. Tanta abbondanza di scogli e pietre risulta così un privilegio giacche come al solito negli anfratti trovano rifugio i saraghi, i gronchi ecc. ecc.. Da Vasto a Francavilla a mare si trovano le spiagge più frequentate. Le stesse che da qualche anno ospitano manifestazioni sportive anche a livello nazionale.
Surfcasting
La febbre dl surf in Campania è giunta un po’ in ritardo. Nonostante diversi tentativi portati avanti da gruppi locali in epoca passata, si può dire che il vero e proprio boom ci è stato nel 1996. Una valida testimonianza che conferma quanto sopra è l’attività agonistica, dapprima svolta per garantire il minimo necessario, adesso imperante in tutti i settori. Salerno, ma anche un po’ Caserta con la spiaggia di Mondragone, sembra la provincia più attiva. In effetti le spiagge meridionali sono un po’ più profonde e lasciano spazio a maggiori chance. Il litorale di Paestum è venuto prepotentemente alla ribalta ospitando addirittura una prova della coppa dei campioni. Anche qui, Marmore e alghe la fanno da padrone
Surfcasting
La Sardegna e' la regione che si presta maggiormente a questa tecnica di pesca. Il fatto di essere un isola, a pari della Sicilia naturalmente delle isole minori, la pone in una posizione privilegiata. Infatti qualunque vento spiri, in Sardegna si trova sempre un litorale dove il mare sia mosso. Inoltre i fondali sono molto variegati, con declivio ora rapido ora dolce. Insomma ce n’è per tutti i gusti e per tutte le occasioni. Inoltre la Sardegna non possiede una flotta peschereccia di portata preoccupante e molti tipi di pesca di frodo sono quasi scomparsi, alcuni addirittura mai praticati. Insomma a parte la predisposizione naturale è una delle regioni d’Italia meno sfruttate. Molto famosa è la spiaggia di Badesi dove si è svolto addirittura un campionato mondiale e dove ormai da 12 anni si svolge il mitico memorial Alessandro Magrini, l’unica gara internazionale di surfcasting viene disputata in Italia. In questa spiaggia le catture più frequenti sono le orate, i saraghi, e le marmore, un po’ meno le spigole.
Surfcasting
La limitata estensione del litorale molisano e la scarsa attività ufficiale che giunge alla cronaca non consente una valutazione oggettiva del fenomeno surf, anche se non sembra azzardato ipotizzare uno sviluppo simile a quello dei vicini abruzzesi.
Calabria
Passato il golfo di Policastro e la breve parentesi lucana, ci troviamo lungo un litorale estremamente peculiare. In Calabria infatti le coste sono alte con spiagge prevalentemente ciottolose edeclivi accentuati, soprattutto sul versante tirrenico. Il digrado è così accentuato che anche a tiro di canna le specie catturabili, oltre a quelle tipiche del surf, sono le stesse del classico bolentino.
colori del nylon
Qualsiasi pescatore sa bene che le caratteristiche del nylon devono
essere compatibili con la tecnica di pesca che si intende adottare.
Il colore della lenza è uno di Il colore della lenza è uno di quegli aspetti che varia enormemente a seconda della specialità e per questo a volte si crea un po' di confusione. Nel surfcasting, ad esempio, il colore del nylon non va considerato in senso assoluto senza rapportarlo ad un uso specifico. Lo shock leader e il nylon per riempire la bobina del mulinello hanno diverse problematiche ed anche in fatto di colore ognuno dice la sua. Comunque il discorso colore è più specifico a proposito del calamento e ancor di più per i singoli braccioli.
Per fortuna le tante complicazioni in materia perdono di vigore quando si tratta di pescare col buio come succede appunto nel surfcasting. Inoltre non dobbiamo dimenticare che oltre al buio c'è la turbolenza dell'acqua, un altro elemento che impedisce ai pesci di scorgere facilmente il nylon.
Vediamo quindi di inquadrare il problema colore a seconda dell'uso del nylon.
Nylon per il mulinello
Il colore non ha nessuna importanza. Le esche sono sempre a notevole distanza dalla lenza del mulinello e quindi nessun pesce potrebbe collegare le due cose.
Per altri versi certi colori accesi, che potrebbero sembrare ingiustificati, sono invece assai utili, la notte, per stabilire l'esatta direzione del lancio. Non è da sottovalutare neanche la policromia di certi monofili in base alla quale è possibile risalire con sufficiente precisione alla distanza di lancio.
In definitiva il cólore può essere importante ma come abbiamo visto non certo in rapporto alla sua influenza sul pesce.
Shock Leader
Anche in questo caso il colore non ha grande importanza. E vero però che con certi calamenti l'esca rischia di stargli troppo vicina e quindi, specialmente all'alba o al tramonto, è possibile che un colore troppo vivace crei dei problemi. Attenzione quindi ai long arm e a tutti quei calamenti che non hanno un supporto proprio e che attaccano direttamente sullo shock leader. La soluzione migliore è quella di usare come abitudine uno shock leader neutro che va sicuramente bene sia di giorno che di notte.
Trave per calamenti
Entriamo in un campo delicato dove il colore diventa fondamentale. Escludiamo tutti i fili vivaci, che possono essere scorti facilmente, anche di notte. Vanno bene invece i colori scuri, bui come la notte.
Per le situazioni più critiche, alba e tramonto, sono da preferire i colori dell'ambiente o comunque con caratteristiche mimetiche. Quindi color sabbia, più o meno chiaro, a seconda della spiaggia. Ma anche color alga, verde o marrone, sempre a seconda delle esigenze locali.
Nylon per braccioli
Dato lo stretto rapporto con l'esca è
preferibile usare un filo assolutamen
te incolore in modo che neanche l'al
ba o il tramonto tradiscano le nostre
esche. Per la notte è sempre bene sta
re attenti ai colori tipo giallo o rosso
o comunque brillanti, ma il problema
è certamente limitato. In genere val
gono gli stessi accorgimenti per il tra
ve del calamento.
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