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surfcasting le Aquile di mare

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Quando si parla di razze è difficile che un comune pescatore si riferisca ad una specie in particolare. Normalmente, con questo termine, si indicano una gran varietà di pesci piatti, come appunto i Rajdi, talvolta i Torpedinidi, i Miliobatidi, i Dasiatidi, i Mobulidi ed in genere tutte le famiglie o quasi dell'ordine dei Batoidei. Questa promiscuità è da imputare, in primis, al fatto che l'ordine è detto dei Batoidei ma anche dei Raiformi. In secundis, "le razze", hanno il difetto di non essere granché gradite dai buongustai e di riflesso, per i pescasportivi più superficiali o pseudo pescasportivi, non sono prede altamente qualificanti, prescindendo da qualsiasi valutazione sportiva.
Io non credo di rendere giustizia all'ordine facendo di tutta l'erba un fascio e cercherò, ove conviene e finché è possibile, di trattare i vari generi e le varie specie singolarmente, differenziandoli l'uno dall'altro così come vorrebbe il più sano principio della biologia sistematica.
I Batoidei, detti anche Raiformi, si distinguono per avere il corpo appiattito e suddiviso in disco (capo, tronco e pettorali) e coda. La bocca, le narici e le branchie sono situati sulla faccia inferiore. Sono pesci di fondo che vivono
prevalentemente su superfici sabbiose o fangose, da pochi metri fino a qualche centinaio.
Le prede più importanti, nel surfcasting, sono: il colombo di mare (Pteromylaeus bovinus); i Torpedinidi (Torpedo torpedo, Torpedo marmorata, Torpedo nobiliana), un trigone (Dasyatis pastinaca) e alcuni tipi di razze propriamente dette, Raia batis e Raia clavata.
Il colombo di mare appartiene alla famiglia dei Miliobatidí e si differenzia dall'aquila di mare (Myliobatis aquila) per via del muso o rostro, più lungo che largo, e per le maggiori dimensioni a cui può arrivare (m 2,6 oltre 1.000 chili). E una preda < internazionale" resa famosa da quel gran serbatoio di pesci africano di Baie de 1'Etoile, in Mauritania, che ancor oggi diverte i surfcaster di tutto il mondo.
Pur essendo pigro per natura e impacciato nei movimenti, il colombo si avventura, come qualsiasi agile nuotatore, nella turbolenza delle mareggiate per catturare qualche preda in difficoltà. Mangia un po' di tutto, dai muggini ai calamari, dai granchi ai saraghi, l'importante è che siano a portata di mano e non abbiano bisogno di essere inseguiti. Nel Mediterraneo si pescano in primavera allorquando si allontanano dai fondali per risalire in superficie ed avvicinarsi alla costa per partorire.
Le catture non sono frequenti e quindi non viene insidiato specificamente. Una volta allamato si difende con estrema violenza alternando fughe verso il largo a zig zag paralleli alla riva, come i migliori nuotatori.
Anche in Mauritania, dove viene catturato molto spesso, il colombo o Raie bovine è difficilmente riconoscibile a priori. La prima fase del combattimento è del tutto identica a quella della courbi
ne, il fantastico boccadoro. Solo nella seconda fase, se questa è prematura, si può pensare alla Raie bovine. Un gran combattente quindi che però non ha altrettanta resistenza.
La maggior parte delle volte, però, il colombo, come tutti i Batoidei, specialmente se non delle massime dimensioni, sulle spiagge non troppo profonde non cerca la lotta aperta e dichiarata ma oppone un'incredibile resistenza immergendosi sotto la coltre sabbiosa del fondo. In queste situazioni per il surfcaster è difficile avere la meglio e occorre agire con pazienza e vigore, cercando di far leva, con la canna obbligatoriamente in posizione verticale, per sollevare il muso dei raiforme ed invitarlo a "decollare". Quest'operazione è molto rischiosa e necessita di attrezzi robusti con nylon surdimensionati rispetto alla norma. Il calamento varia a seconda delle dimensioni della preda. Se l'insidia è indirizzata ad esemplari grossi non è fuori luogo la treccia d'acciaio, ma per le nostre occasioni è sufficiente un long arm del diametro di mm 0,50 0,60 con un amo dritto n. 1 3/0 innescato con una trancia di sardina o muggine. Una volta catturato occorre fare attenzione alla coda perché questa, alla base, è fornita di uno o due robusti aculei seghettati che usa per difesa senza tanti scrupoli.


Le torpedini appartengono ad una famiglia che forse è più facile riconoscere, tra i Batoidei, perché provvista di una coda corta e tozza e di un disco più rotondo che altro. Sono sicuramente particolari perché dotate di organi elettrici che servono per paralizzare le prede ma anche per difesa. Questi organi sono derivati da una particolare trasformazione del tessuto muscolare e sono costituiti da circa un migliaio di prismi verticali formati ognuno da 10 12 dischetti sovrapposti, paragonabili agli elementi di una pila. Il polo positivo è dorsale. Non raggiungono notevoli dimensioni, generalmente stanno sotto il metro, eccetto la specie nobiliana che può raggiungere la lunghezza di m 1,8.
Si catturano su tutte le spiagge a prescindere dalla profondità, in primavera ed in autunno, specialmente quando il tempo volge al cattivo. Le esche più indicate sono abbastanza generiche e quindi sardine, anellidi di tutti i generi, piccole trance di calamaro o seppia.
Sono i pesci più lenti e svogliati che si possano catturare nel surf. Stanno sempre attaccati al fondo e quindi anche le esche devono essere mantenute piuttosto basse. Il calamento può essere quindi uno short, non più lungo degli accademici 80 centimetri, del diametro di mm 0,40, oppure un pater noster con braccioli lunghi cm 35 sempre dello stesso diametro. In entrambi i casi preferiremo ami dritti e di misura non superiore al n. 1/0.


Della famiglia dei Dasiatidi la specie più significativa è il Dasyatis pastinaca L. (Trygon pastinaca). Disco romboidale, coda poco più lunga del disco, fornita di aculeo. Pelle liscia color grigio verdastro. Si tratta di un bestione che può crescere fino a m 1,5 per un peso ben superiore al quintale. Vive su fondali sabbiosi arenacei o fangosi, poco profondi, che risale in primavera per partorire. 1 periodi migliori per la pesca sono appunto la primavera e l'autunno. La pastinaca è una gran mangiatrice di sardine o meglio filetti di sardine, magari montati su un buon amo dritto n. 4. Per la cattura non ci sono accorgimenti tecnici particolari da adottare e sono quindi validi tutti quelli già menzionati a proposito degli altri Raiformi.
L'arrivo sull'esca è segnalato quasi sempre da una leggera, lenta e graduale incurvatura della canna oppure da un allentamento della tensione del nylon.
Per concludere il capitolo Raiformi arriviamo alle razze propriamente dette. La famiglia in questione è quella dei Rajdi. Ne esistono diverse specie, non sempre classificate allo stesso modo, di tutte le grandezze, riconoscibili dal disco quadrangolare e dal muso appuntito. Quelle che per noi hanno maggior inte
resse sono la Raia batis e la Raia clavata. La prima è una specie molto frequente, specialmente nei mesi invernali, e può arrivare anche alla lunghezza di m 2,5. Vive in prossimità della costa anch'essa su fondali arenacei o fangosi non troppo profondi. II colore è grigio bruno o giallastro sul dorso, biancastro sul ventre. La coda è dotata di tre file longitudinali di spine che possono procurare fastidiose ferite.
In occasione di mareggiate accompagnate da fenomeni temporaleschi o comunque da tempo cattivo, invade le spiagge in gruppi numerosi alla ricerca dei teneri granchi che cattura facilmente affondando la robusta mascella nella sabbia. Questa mascella e i suoi minuscoli e numerosi denti sono la causa di tanti tranciamenti "misteriosi" la cui paternità viene spesso attribuita a prede di più alto valore commerciale. Nonostante se ne dica di tutti i colori, la razza non è una preda facile e merita, senza ombra di dubbio, di rientrare a pieno titolo fra le prede più qualificanti del surfcasting.
L'altra specie è la Raia clavata, ed è molto comune. Questa ha un muso più corto rispetto alla precedente e non arriva al metro di lunghezza. È riconoscibile anche perché la fila mediana di spine si allunga ancor più verso il capo. Habitat, pesca e altre caratteristiche sono simili a quelle della Raia batis. Da notare la presenza di questa specie anche quando l'intensità della mareggiata è notevole.







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