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Tecniche di pesca > Surfcasting
PREDE
Una delle ragioni che elevano il surfcasting a "regina" delle specialità della pesca sportiva è sicuramente la qualità delle sue prede. In questa occasione avremo modo di studiare i più classici dei pesci bianchi che oltre ad avere un grandissimo valore sportivo sono anche oggetto di attenzione da parte dei più delicati buongustai.
Oltre al tipo di preda in senso lato gioca a favore del surfcasting anche la mole dei pinnuti che se non raggiunge il massimo delle possibilità, poco ci manca. Sui dati a nostra disposizione estratti da uscite a pesca con la Ù maiuscola, nel senso che sono stati rispettati tutti i crismi del surf, è stato possibile rilevare che il peso medio delle prede è compreso tra i 500 e i 1.000 grammi, ciò vuol dire che tra alti e bassi si sono pescati pesci del peso di due trecento grammi e altri di cinque o sei chili.
Le specie più ricorrenti sono solo una decina e vengono divise in due grandi gruppi: grufolatori e predatori. I primi sono prede del surfcasting propriamente detto, i secondi della branca definita "pesante". Con il primo dei due termini si designano quei pesci che frugano sul fondo alla ricerca di qualcosa da mangiare, col secondo quelle specie che inseguono te prede, spesso propri simili, e se ne cibano.
Spigole,orate, ombrine
Costituiscono le regine del surfcasting. Freddo, mare cattivo, brutto tempo, giornate ventose e corte; tutto farebbe pensare a delle piacevoli notti al caldo delle mura domestiche; invece è proprio questo il momento di prendere l’attrezzatura, controllata minuziosamente durante la settimana, e correre a passare una notte solitaria in spiaggia in attesa che un sarago, una spigola, un orata, si decida ad interessarsi delle nostre esche. A causa della difficoltà di cattura per le loro spesso notevoli dimensioni, si tratta di pesci più assidui delle nostre spiagge durante le mareggiate invernali, che infatti costituiscono per essi una facile occasione per riempire lo stomaco e come tale un appuntamento da non mancare.
Il sarago
Esistono varie specie di saraghi, ma il più frequentemente catturato è il sarago maggiore. Questo pesce va senza dubbio insidiato d’inverno e di notte dalla spiaggia, quest’ultima come sappiamo, con lo sconvolgimento del fondo provocato dalle mareggiate, diventa un autentico banchetto per i pesci , ed è naturale che essi ne approfittino. Veniamo alla spiaggia; non ci sono problemi di lunghezza, è possibile pescare saraghi nel mezzo di spiagge lunghe chilometri (come quella del litorale pontino Latina) sarebbe comunque importante che ci siano delle formazioni rocciose nei pressi della spiaggia per favorire la presenza di questo pesce. Parliamo ora di esche; tutte le generiche vanno bene tra queste, in particolare, il calamaro, il cannolicchio, e in fine la super sardina. Il calamento può essere ad uno o più ami, con braccioli mai più lunghi di 50 cm . L’amo, necessariamente a gambo corto e robusto, può essere ad occhiello oppure a paletta, meglio se con punta rientrante, nelle numerazioni che vanno dal 4 all 8.
Il sarago è per mela preda più divertente che ci sia. Soprattutto perché frequenta il surf per davvero ossia è sempre presente anche nelle situazioni più turbolente. Lo si può catturare oltre l'ultimo frangente, fra í canaloni, nella risacca e persino sui banchi di sabbia e non solo nel periodo della frega ma durante tutta la stagione di pesca. E poi mica si presenta solo; quando si ha la fortuna di allarmarne uno è probabile che le catture si ripetano e anche spesso. Con un po' di pratica e di esperienza impareremo a riconoscere persino le tocche, se " mangiano" bene oppure no. Insomma il fatto che il sarago sia una preda ricorrente ci consente di fare sufficiente esperienza che poi sarà utile anche per le altre prede. Delle varie specie il più affezionato al surf è sicuramente il sarago maggiore o reale (Dìplodus sargus), un esemplare che cresce fino a quaranta centimetri per un peso di circa due chili. Lo si insidia facilmente con esche morbide tipo anellidi, cannolicchi, bibi, calamari ed altre ma non disdegna assolutamente il murice, specie se si tratta di esemplari ormai adulti. Considerata la robusta dentizione è opportuno usare ami sicuri, in acciaio, diritti per le esche più delicate e storti per rendere più agevole l'innesco con esche dure come ad esempio il murice. Gli ami possono essere dal numero 4 fino all' 1/0, in relazione alle dimensioni dell'esca.
La sua presenza su una determinata spiaggia è legata all'ubicazione di formazioni rocciose a non troppa distanza. In ogni caso non c'è da stupirsi nel vederlo comparire anche in luoghi dove non è mai stato segnalato. Il sarago è un buon nuotatore e se te condizioni sono favorevoli è capace di coprire anche notevoli distanze.
Non esiste un calamento specifico proprio perché è possibile trovarlo in mezzo alla turbolenza e nelle acque più calme. Probabilmente anziché grufolare il sarago acchiappa al volo ciò che trova nel turbinio delle onde é quindi non necessariamente nelle strette vicinanze del fondo. Ciò spiegherebbe anche perché, sul parer noster, preferisce l'esca dell'amo superiore, quella che sta più in alto. Tra i tanti calamenti però consiglio: il " faster" in condizìoni normali e il "pater noster" per lavorare sotto il gradino di battigia o sulla sommità di un banco di sabbia non troppo lontano o ancora in tutte quelle condizioni di alta turbolenza accessibili con il lancio.
Il più grosso sarago della famiglia è il < faraone" (Di plodus cervinus), che arriva tranquillamente anche a cinque chili di peso. Purtroppo questa specie non è motto comune ed è già difficile catturarla nelle acque della Sicilia o della Sardegna dove è stata più volte segnalata. Il faraone è riconoscibilissimo per via delle strisce trasversali larghe e di colore marrone che gli segnano i fianchi. Caratteristiche sono anche le grosse labbra prominenti. Non si conosce molto sulle sue abitudini alimentari ma si ritiene che non siano diverse da quelle del sarago maggiore.
Per insidiarlo quindi non occorre una tecnica specifica e andranno bene le stesse esche citate a proposito del sarago reale. Un altro Diplodus che occasionalmente arriva sulle nostre esche è il vulgaris. Si tratta di una preda estiva, nel senso che lo si può catturare specialmente a fine stagione e quindi verso aprile e ancor più facilmente a maggio. Lo si trova quasi sempre sotto i piedi e cioè nella risacca a pochi metri dalla battigia. Le esche più indicate sono i vari anellidi quali arenicola, spirografo, coreano ecc. ecc.
Citiamo anche il quarto sarago della famiglia che però non appartiene al genere Diplodus, il < pizzuto" (Puntazzo puntazzo). Questo è prevalentemente erbivoro ed è pertanto estremamente improbabile catturarlo.
Visto che il sarago
è presente un po'
dappertutto senza
limitazioni di
distanze, il
calamaretto più
adatto è appunto il
faster.
La soluzione
ottimale si ottiene
con un trave del
diametro di mm
0, 70 lungo 60
centimetri ed un
bracciolo lungo cm
50 del diametro di
mm 0, 45. La
grandezza dell'amo
varia dal n ° 4 al
n° 1/0.
Questo ca4amento, con l'uso del "bait clip" è tornato prepotentemente alla ribalta. 1 braccioli corti e grossi sono a prova di qualsiasi groviglio e sono molto resistenti ai mani del sarago. 1 due braccioli e quindi le due esche servono a dare maggiori nhances allo sparide che nella gran turbolenza, fatica anche lui, ad acchiappare l'esca al volo.
La spigola
L forma del corpo di questo pesce è affusolata, poco compressa lateralmente, può arrivare ad un peso massimo di 15 kg, e ad una lunghezza massima di un metro. Questo pesce vive praticamente ovunque, grazie alla sua enorme capacità di adattarsi alle diverse concentrazioni salina
Come si pesca
La pesca della spigola rientra in una branca del surfcasting definita pesante. Infatti faremo uso di attrezzature come la canna, che sarà robusta, di lunghezza inferiore ai 4 m, e dell’esca viva come: l’anguilla, o il muggine, il calamento potrà pesare con tutti gli annessi più di 300 grammi. Per fortuna la spigola bazzica a pochissima distanza dalla battigia, e di norma non ci sono problemi di gettata. È importante utilizzare ami dello 3/0 circa, un finale lungo 150 cm dello 0.40. È inutile qualsiasi tentativo se il mare è calmo. Il periodo migliore è l’inverno, rigorosamente di notte.
Orata
Uno dei pesci più ambiti del surf è l’orata. L’orata è una delle prede più combattive che possono capitare sull’amo del pescatore. Oltre alla sua resistenza, l’orata può raggiungere dimensioni di tutto rispetto, otto chili di peso per una lunghezza di circa settanta cm.
Il momento migliore per la cattura è quando la mareggiata è in fase avanzata. Al tramonto, in piena notte e fino all’alba, non molto lontano dalla riva. In questo periodo è facile incontrare il branco ed è altrettanto facile pescarle più di qualcuna. Considerata la robusta dentizione che fa dell’orata una preda tremenda e pericolosa per i nostri calamenti, è bene adottare ami non troppo grossi. Ami del n° 4 vanno benissimo, più grandi vanno giustificati solo dal uso di esche voluminose, come un grosso bibi, o un grosso murice. Altre esche garantite sono: il cannolicchio, il granchio, l’americano e l’ arenicola . Il finale sarà dello 0.35 -0.40 con piombo scorrevole per far si che il pescatore sene acorga della venuta toccata .
Un altro grufolatore di prim'ordine per il suo alto valore sportivo è l'orata. Essa appartiene alla stessa famiglia del sarago. È infatti uno Sparide, ma ha delle caratteristiche così particolarì che a pesca la si riconosce anche senza c<vederla". È un combattente di prima qualità, sicuramente al primo posto fra i grufolatori. Per fare un paragone col sarago direi che un'orata di mezzo chilo tira quanto un sarago che pesa il doppio. È considerata la regina delle prede del surf. Oltre alla sua riconosciuta fama di lottatrice, l'orata ha anche un altissimo valore commerciale per via della gustosità delle sue carni. Purtroppo non è una preda frequente come il sarago ma ci sono ancora certe spiagge dove la si può catturare facilmente come ad esempio lungo la costa settentrionale della Sardegna. È ghiottissimaìdì tutti i bivalve e specialmente delle cozze e dei cannolicchi. Con le sue robuste mascelle e le straordinarie placche ossee è capace di frantumare anche i durissimi gusci calcarei dei murici per nutrirsi del mollusco di cui è ghiottissima.
Si cattura durante tutta la stagione con una leggera flessione nei mesi più freddi. Non amala gran confusione e staziona quindi in acque poco turbolente come quelle dei canaloni oppure oltre l'ultimo frangente quando la mareggiata non è violenta. Rispetto al sarago, l'orata preferisce condizioni di mare ben più scadute.
Le esche preferìte sono il murice sgusciato, il cannolicchio anch'esso prìvo della conchiglia, il bibi, una gran varietà di anellidi e la sempre validissima trancia di calamaro o seppia. Ciò che per l'orata è un aspetto ancora controverso è la grandezza degli ami. Alcuni preferiscono usare ami minuscoli e lenze sottili perché si celino tra gli anfratti della cavità orale scampando così ad una probabile frantumazione. Altri sostengono che per resistere alle poderose mascelle l'unica soluzione è la materia forte e quindi nylon e soprattutto ami grossi anzi, sproporzíonati. Si passa così dall'amo numero 8 al numero 3/0 ma in entrambi i casi senza risolvere il problema. Probabilmente la soluzione migliore sta proprio nel mezzo anche perché così si possono catturare prede che non necessariamente devono essere orate. Anche in questo caso il calamento che consiglio è il "faster". Il bracciolo può avere una lunghezza tra i cinquanta e gli ottanta centimetri e l'amo deve oscillare tra il numero 4 e il numero 1/0. Considerato che l'orata preferisce settori non troppo turbolenti un altro calamento potrebbe essere il long arm con amo delle misure succitate. I1 suo arrivo sulla canna è vistosamente segnalato da una classica "lenza in bando" o da un ripetuto e violento abbassarsi del cimino. Inconfondibile é anche la lotta. Solo l'orata ha quel modo deciso e repentino di intentare fughe e dietro front. Una lotta che si inasprisce manmano che si avvicina a terra per terminare con fughe disperate pochi metri prima di arrivare a tiro di raffio.
L'orata è molto sospettosa e poco avvezza alla
confusione.
Preferisce mare pacato e pulito dove può
sfruttare la sua vista
straordinaria. Il long arm (m
1,50) è il
calamento meno sospettabile e
quindi micidiale, anche per
l'orata. Un bel bibi o un murice sgusciato
innescati su un amo n ° 4
completano il tutto.
MARMORA
Chiude il capitolo dei grufolatori la mormora. Questa è forse l'unica preda che meriti questa classificazione. L'orata ed il sarago, pur rientrando sotto la stessa voce, non sono dei grufolatori schietti, non filtrano la sabbia come le mormore, non affondano le labbra sul fondo stando con la coda per aria. Questo caratteristico comportamento è proprio della mormora ed ha dei riflessi sulle nostre tecnìche di pesca, in particolare, come vedremo, sui calamenti. La mormora (Lithognatus mormyrus) appartiene alla famiglia degli Sparidi e al pari degli altri ha un alto valore commerciale. Purtroppo anche al massimo della crescita non raggiunge notevoli dimensioni (max kg 1) e quindi, considerate le nostre attrezzature, un po' surdimensionate rispetto alla sua mole, ogni suo più generoso tentativo di resistenza viene soffocato impietosamente a discapito di un confronto su più alti valori sportivi. Purtroppo non è possibile adottare una tecnica specifica perché con le mormore c'è sempre la probabilità di catturare saraghi, orate, spigole e tutte le specie caratteristiche del surf. In pratica siamo costretti a sacrificare questa preda che, insidiata con attrezzature specifiche, come si fa d'estate quando si va a mormore, non ha niente da invidiare ìn fatto di sportività. L'unica variante alla impostazione generale di pesca è come già detto il calamento. Per la mormora infatti bisogna presentare l'esca in prossimità del fondo e quindi dobbiamo usare braccioli corti non "galleggianti". Gli ami non devono essere più grandi del numero quattro. Le esche saranno naturalmente morbide e niente è più valido degli anellidi. II cannolicchio è già un'esca impegnativa anche se ben inserita nel contesto di una tecnica di pesca non specifica e quindi adatta sia alla mormora che alle altre prede del surf. I periodi più propizi per questo Sparide sono sicuramente settembre ottobre e aprile maggio e so= no così ricchi che non è assolutamente azzardato impostare la battuta per la caccia alle mormore "dimenticando" orate e saraghi e tutte le altre specie che si potrebbero catturare.
AI contrario dei saraghi e delle orate, che hanno un comportamento standardizzabile, le mormore sentono parecchio l'influenza ambientale tanto che a seconda delle località assumono delle abitudini assai diverse. Capita così che a seconda della spiaggia si catturino col mare più o meno mosso e per quanto riguarda le mie esperienze posso dire che preferiscono le condizioni vicine ai limiti e quindi mare solo risaccato oppure mare piuttosto sostenuto. Esistono delle spiagge dove compaiono col freddo e scompaiono invece proprio in quei mesi considerati più adatti come ad esempio settembre o maggio. Insomma sempre per fare un paragone la mormora potrebbe essere definita la spigola dei grufolatori.
Presente nelle spiagge di tutto il mediterraneo, questo spande, grufolatore per eccellenza, rappresenta il contestato anello che lega il surfcasting alla classica pesca a fondo.
Ombrina
Parliamo adesso dell’ombrina: il corpo è ovale, allungato ,compresso lateralmente , raggiunge al massimo della crescita i 20 kg di peso per più di un metro di lunghezza. Vive su fondali sabbiosi e fangosi a poca profondità, vicino alle coste e alle foci. Molti subacquei sostengono che stiano ad una distanza di 200 metri dalla riva.
Come si pesca:
La pesca di questo pesce si effettua soprattutto di notte su spiagge a media profondità, con foci vicine. L’esca migliore è il canolicchio, in molti paesi si effettua una vera e propria tecnica: i più si vestono impermeabili fino al collo con mute in neopreme o stivali in gomma e avanzano nell’acqua finchè possono lanciare la loro esca.
SPIGOLA
Se l'orata e considerata Ia regina dei grufolatori, La
spigola lo e sicuramente per la categoria dei preda-
tori. Si tratta di un Percide di rara bellezza che po-
pola tutto it Mediterraneo dove scorrazza in lungo
ed in largo sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare.
La si trova un po' dovunque, nelle spiagge,
nei porti, nelle scogliere, negli sbocchi d'acqua dol-
ce, nelle praterie di posidonia e in tutti i periodi del-
l'anno sia di giorno che di notte. Aggressiva,
famelica e furba e it terrore dei poveri muggini, del-
le anguille e di mille altre prede minori, Nel suo stomaco
sono stati trovati reperti incredibili, non
commestibili, the fanno pensare quanto sia poco raffinata
quando scorge qualcosa che si muove e anche
vagamente ricorda una qualsiasi forma di vita.
Nel surfcasting rappresenta il predatore piu frequentemente predato e cio non solo perche e una specie abbastanza comune ma anche perche raggiunge
dimensioni di tutto rispetto, oltre i dieci chili, ed e
una preda abbastanza combattiva e di alto valore economico.
La sua fama di essere incostante e di carattere e abitudini mutevoli e riconosciuta anche da noi surfcasters, in ogni suo aspetto o manifestazione, tanto che viene insidiata sia con tecniche da grufolatore che con quelle a lei piu proprie.
Nel caso della spigola infatti surfcasting medio e
surfcasting pesante si fondono, si mischiano, si intersecano e a volte generano delle vere e proprie tecniche individuali indirizzate alla cattura di questa
preda e basta.
Normalmente le spigole sono presenti in quantita' nel
mese di ottobre con una frequenza crescente fino a
dicembre o gennaio. Il periodo che segue vede le catture sempre meno frequenti fino alla quasi totale
mancanza a maggio, alla fine della stagione del surf-
casting. E un pesce che sta bene dappertutto ma per
quanto ci riguarda e facile trovarlo in mezzo alla
schiuma tra la battigia e l'ultimo frangente, oppure
sulla sommita' di un, banco di sabbia. Questa vici-
nanza ci consente di adoperare anche esche volumi-
nose e poco aerodinamiche come appunto quelle
vive. Il muggine e senz'altro it piatto che preferisce.
Lo si innesca su un amo sottile n. 2/0, dritto o stor-
to ma in entrambi i casi affilatissimo. Per essere si-
curi che non perda presto vitalita' bisogna pungere
sul dorso, sottopelle, delicatamente, possibilmente
non lontano dalla testa. L'innesco sulla coda o in
prossimita' di questa e sicuramente meglio sopportato dal mugginetto ma non offre le stesse garanziedi ferrata del primo.
L'anguillina che secondo alcuni e addirittura piu efficace del mugginetto, ma secondo me non c'e una gran differenza, e pia facilmente reperibile visto che la si trova viva sui banchi dei mercati, mentre it muggine bisogna farselo con evidente dispendio di tempo e denaro. Nel confronto tra le due esche gioca un ruolo importantissimo anche la capacita' delle due di rimanere vive in cattivita. L'anguilla resiste benissimo e per diverse ore anche senz'acqua, il muggine necessita del suo elemento e di un pur rudimentale sistema di ossigenazione.
Ma queste non sono certo le uniche esche adatte alla spigola, mancano ancora quelle morte, intere o
a trance, che ben si adattano a quegli aspetti caratteriali che non sono propri del predatore verace ma
dei piu modesti grufolatori. Parlo delta trancia di
muggine, ossia it filetto cucito sull'amo con il nylon del bracciolo stesso oppure arrotolato e insal-
sicciato dal fito elastico. Questa e un'esca
voluminosa che nasconde ami anche del 3/0 normal-
mente montati su un bracciolo di 80 centimetri cir-
ca (short arm) del diametro di mm 0,60. Specifico
per questa preda e l'innesco uciao-ciao>> (vedi inneschi particolari). Si tratta sempre di una trancia di
muggine che ricopre un amo del 3/0 ma all'interno
nasconde un piccolo galleggiante che conferisce al-
1'esca una certa mobilita' e quindi risulta particolarmente invitante.
Una " morta" da molti preferita per la spigola e il
granchio di sabbia, il tipo "Portunus", per non con-
fonderci. A questa e sufficiente asportare due arti
dello stesso lato in modo da lasciare due fori, uno
per t'entrata dell'amo e l'altro per l'uscita. Sara be-
ne, considerate le dimensioni minute del granchio,
contenersi con la grandezza dell'amo: l'1/0 e quel-
lo ideate. In mancanza del Portunus possiamo accontentarci di qualche altro tipo di granchio, di
scoglio o di fiume, avendo perb cura di presentarlo
net migliore dei modi. In molte parti d'Italia si usa
con successo un innesco particolare in cui il granchio viene privato degli arti e del carapace. L'esca
pero' diventa facilmente aggredibile anche dalla minutaglia e impone quindi frequenti controlli.
Un'altra omorta" universalmente riconosciuta valida per la spigola e la <<coda di rondine>>. Si tratta
di una trancia di seppia o ancor meglio di calamaro
che ha, con l'aiuto delle onde e delta corrente, la ca-
pacity di suscitare l'interesse delta spigola. Normalmente a coda di rondine veste un amo del 3/0 e viene
montata su uno short o uno short rovesciato del dia-
metro di mm 0,60. Il suo impiego e universale ma
e particolarmente legato a quelle condizioni piutto-
sto turbolente nelle quali un'esca viva non sopporta la mareggiata.
Sui modi di ingannare la spigola si potrebbe scrive-
re per anni, questi che vi ho presentato sono sicura-
mente i piu specifici e particolari ma vedrete quanti altri bocconcini finiranno nella sua pancia magari indirizzati ad altri e non a lei.
Gronco
IL gronco e una preda molto frequentemente e motto discussa ma a me piace sottolineare soprattutto quanto sia combattiva. E un bestione che puo oltrepassare i cinquanta chili anche se gli esemplari catturabili con la tecnica del surfcasting difficilmente superano i sei sette chili.
E una delle prede tipiche del surf anche perche e un pesce notturno, dotato tra l'altro di un olfatto
straordinario.
Sul surf si avvicina dalle non lontane tane con la
chiara intenzione di attaccare tutto cio che non sia
sabbia. Mangia praticamente tutto, anzi divora. Fino a poco tempo fa si credeva che l'unica esca che
non to interessasse fosse it murice fresco, oggi abbiamo scoperto che a seconda dell'appetito manda
giu' anche questo.
E un irresistibile combattente degno delle piu affermate prede sportive ma cio' nonostante non e dai piu stimato. Esistono diverse ragioni che concorrono in questa declassificazione. La prima e che il gronco non e un pesce che si fa onore in cucina.
La seconda, a mio avviso piu importante e determinante, e legata agli sviluppi agonistici del surfcasting in Italia. Il fatto che il gronco sia una preda che si
puo cercare ed insidiare specificatamente ha spinto
i pionieri dell'agonismo a ricercare luoghi ricchi di gronchi e quindi anche di rocce, snaturando un po-
chino it teatro naturale del surfcasting. Tutto cio ha generato polemiche a non finire coinvolgendo di conseguenza anche il povero gronco the catturato in grande abbondanza e passato per una preda facile e quindi da penalizzare.
Ma in questo non parliamo di surfcasting puro
e quindi di onde sulla spiaggia, non di risacca sulle
rocce.
Settori misti a parte, il gronco lo si trova anche sulla sabbia. Certo in minori quantita, comunque do-
vute alla presenza di secche non troppo lontane, ma
tali da consentire catture abbastanza frequenti. So-
litamente non lo si cerca, abbocca all'amo destina-
to alla spigola oppure al sarago ma sarebbe una
preda da insidiare con tecniche specifiche per via della sua robusta costituzione. Oltre alla notevole for-
za muscolare, il gronco oppone una robusta
dentatura con minuscoli denti taglienti che recidono facilmente anche braccioli di nylon di grosso diametro. Per maggiore sicurezza infatti si confezionano braccioli, normalmente long arm, in treccia d'acciaio da 20 a 45 libbre. L'amo sara' naturalmente
d'acciaio nelle misure comprese tra l'l/0 e it 3/0,
del tipo storto con la punta ad artiglio d'aquila. Per
le esche non c'e problema, come gia detto it gronco
mangia praticamente tutto, ma le trance di muggine o di seppia Sono sicuramente i suoi bocconi pre-
feriti.
Purtroppo gli esemplari pin grossi non sempre in-
goiano l'esca, almeno non immediatamente, e ci costringono al recupero senza sapere se l'amo ha
trovato un sicuro appiglio. E qui la nostra attenzione sari estrema perche non e infrequente vedere il
gronco che sguscia via dalla battigia perche l'amo
non e riuscito a conficcarsi nel suo durissimo palato.
Il grongo specialmente in giovane eta ha la tendenza, una volta allamato, a ruotare su se stesso pro-
ducendo una quantita enorme di nodi e grovigli che
mettono a dura prova la resistenza del bracciolo.
30 Snodi e girelle devono essere quindi calibrati e collaudati, prima di essere usati, per valutare l'effettiva efficacia in caso di... gronco.
E per sfatare il detto muto come un pesce" provate ad ascoltare un gronco appena pescato. Vi accorgerete, specialmente con gli esemplari piu' grandi, che
emettono un suono sinistro e sicuramente caratteristico.
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